La banalità del brutto

Oggi è raro incontrare persone che credano di possedere la verità; ci confrontiamo invece costantemente con quelli che sono sicuri di avere ragione.

(H. Arendt)

Sciopero fighetto e glamour del 1° marzo? Direi di no

Asunciòn, vieni che ti porto a fare un giro in piazza

Non puedo señor, devo finire di pulire il bagno...

Lascia stare che oggi ti faccio scioperare, magari lo finisci dopo”.

Oppure:

Mhhhhh Svetlana, sei davvero la migliore, ancora…”

Ghhhhh…”

Senti, ma cosa fai il primo marzo? Sai, con degli amici di Facebook abbiamo organizzato il grande sciopero degli immigrati

Ghhhhhhh…. Ghhhhhhoogle...

Ah, che bocca che hai, senti, se vieni ti do altri 50 euri

O ancora:

No, cazzo, il vetro non devi pulirmelo è già pulito!”

Dai, tu dare me solo 50 cents capo

Tieni ma non toccarmi il vetro, piuttosto, che fai il primo marzo?”

Io non saper nemmeno se stare in italia, sai no soggorno, mi dai i 50 cent?”

Se vieni con me ti do due euri

O magari:

“Dottore, secondo lei potrebbe trattarsi della prostata?”

“Mah, vediamo, lei intanto si pieghi per bene”

“Senta, lei di dove è?”

“Del Congo Kinshasa”

“Sa che abbiamo organizzato un grande sciopero il primo marzo per emanciparla? Ci verrebbe?”

“Scusi, emanciparmi da cosa che sono il primario di urologia qui.Su tiri un bel respiro e rilassi lo sfintere, pronto?”

O peggio:

“Tu sei la compagna di scuola di mia figlia Anna, vero? Di dove sei, della Cina?”

“A dire il vero sono italiana…”

“Ma sembri proprio cinese… Senti, il primo marzo ho organizzato con milioni di amici di Feisbuc un grande sciopero per aiutarti… non puoi venire portando tanti amichetti tuoi? Sai così domani non avrai problemi a fare i lavori che Annina non vorrà fare…”.

E perché no?

“Babu, senti domani c’è il grande sciopero generale degli immigrati, che fai ci vieni?”

“Tu vuoi anche un po’ di riso basmati?”

“Si, dai dammelo, insomma, lo abiamo organizzato per salvarti...”

“Come no, tu vuoi anche questi mango, papaya e avocado?”

“Massì, mettici anche quelli... [ma cosa sarà mai l’avocado...] allora Babu che fai ci vieni?”

“Come no, sono 45 euro”.

E potrei continuare all’infinito.

Perché so che sarà di questo tenore il “dibattito” che i nostri impavidi organizzatori di popoli diseredati intratterranno con i loro protetti, pur di portare qualche faccia scura o esotica al loro corteo fighetto del 1° marzo.

È sconsolante constatare quali danni abbia fatto l’atmosfera grondante talmente tanto razzismo da renderlo quasi impalpabile in cui viviamo da quasi 20 anni.

Anche a sinistra - o a ciò che a torto si considera sinistra.

Gli immigrati perdono la loro individualità per diventare un gruppo indistinto di persone che scioperano non per rivendicare migliori condizioni sul proprio luogo di lavoro, forti di una professionalità o di una manualità che li rende se non indispensabili almeno utili all’azienda.

No, gli immigrati devono - nella testa di questi teneri cialtroni - scioperare in quanto immigrati.

Non importa se laureati o prostitute, lavavetri o preti, muratori o ballerine. Loro non esistono in quanto individui ma solo in quanto négher.

E questo è di una tristezza infinita.

Verrebbe da chiedere a questi draghi della nuova frontiera sindacale quante assemblee abbiano organizzato nelle fabbriche del nord, quanti consigli di fabbrica (che spesso sono a maggioranza immigrata) abbiano aderito, quanti si asterranno dal lavoro...

Oppure quante assemblee nei campi di raccolta, o per strada con le ragazze, o negli ospedali con infermiere, medici e badanti, o nelle piazzette di giovedì pomeriggio.

Posso scommettere che non ne è stata fatta nemmeno una? E posso permettermi di vincerla questa scommessa?

Perché lo sciopero fighetto non prevede contatti veri con gli immigrati.

Prevede solo contatti sui blog degli organizzatori e dell’allegra combriccola di fiancheggiatori, prevede solo dei miseri click in facebook, prevede tutto meno lo sporcarsi di reale.

Lo sciopero dei miserabili, dove i miserabili non sono gli immigrati, ma i fighetti che cliccano, e cliccano, e cliccano ancora.

È tutto tristemente virtuale.

E la cosa grave è che questi fancazzisti da tastiera non si accorgono della violenza razzista che sprigiona quest’iniziativa: se da una parte li trattano come schiavi, relegandoli al ruolo di manodopera priva di ogni diritto e di ogni possibilità di rivendicazione pena ritorsioni che arrivano finanche alla strage, da questa invece li privano del diritto di scegliere i loro tempi, le loro priorità e li rinchiudono nel recinto del protezionismo missionario ciabattone.

Francamente ha fatto di più Maroni per gli immigrati di Rosarno - parlo di quelli clandestini a cui ha accordato un permesso di soggiorno totalmente imprevisto dalla legge - che i gruppettari dal click facile in FB.

Quello che non riesco a capire è perché sia necessario parlare di questa cosa fighetta come di uno sciopero che, si sa già, nei fatti sarà un fallimento e che ricadrà come un macigno per anni su altre iniziative analoghe ma organizzate sul territorio, con fatica e consapevolezza delle reali condizioni, non solo quelle filtrate dalle reti televisive in manca di altri servizi strappalacrime.

Non potevano organizzare la “giornata contro il razzismo”, oppure “italiani in sciopero contro il razzismo”?

È un lunedì, il primo marzo, davvero questi masanielli bislacchi, presieduti da una giornalista di Glamour (per Allah!) si asterranno dal lavoro per andare in piazza?

O ancora meglio, se son così decisi a fare qualcosa, perché invece di incombere così pesantemente sulla vita degli altri non mettono la mano al portafogli?

Mi risultano quasi 38mila aderenti. Beh, contribuissero sul conto che Banca Etica ha aperto con 100 euro a testa, destinandoli all’Associazione Giuristi Democratici.

Questi avvocati coraggiosi, che lavorano da anni sul campo, smenandoci in proprio - perché opporsi ai tribunali e poi doverci andare a lavorare direi che è davvero da temerari - potrebbero stilare un vademecum da tradurre nelle lingue più parlate che spieghi cosa fare in ognuna delle situazioni di discriminazione in cui si trovano o potrebbero trovarsi: dai fermi abusivi, alle perquisizioni illegittime, ai sequestri illegali, alle lungaggini burocratico-amministrative, ai decreti di espulsione punitivi, alla negazione della liberta di culto, alle vertenze sindacali sia individuali sia collettive.

Niente indirizzi di mense o roba del genere, solo come rispondere ai soprusi, in forza delle leggi vigenti e della Costituazione, con dignità e senza timore e i numeri degli avvocati disponibili nella propria zona.

Vi rendete conto che mettereste quest’associazione finalmente in grado di fare un lavoro splendido sui diritti civili? Si tratterebbe di quasi 4 milioni di euro.

Certo che ve ne rendete conto, ma volete mettere il manifestare e dire “io c’ero”? Anche se gli immigrati non parteciperanno, poi si potrà dire che non erano pronti, che non capiscono, che non è nella loro cultura scioperare, e così via.

Per voi - ma forse è solo una mia impressione - l’importante è apparire.

Posso fare un’altra scommessa? Se scavo nel vostro passato (come voi vi siete dilettati di scavare nel mio, perché non mi si contesta nel merito ma mi si scredita, in puro stile squadrista) vi ritroverei quasi tutti in quella vecchia manifestazione “siamo tutti coglioni”, e giù giù fino ai popoli di vari colori, tra grilli parlanti e travagli esteriori.

Ecco, direi che “Siamo tutti coglioni” era la manifestazione giusta per voi.

Non pensate lo sia anche per gli immigrati.

Dacia Valent

 

Sciopero fighetto del 1° marzo? Preferirei di no

 

Li immagino i disperati di Rosarno, quelli del Tavoliere, quelli di Tropea, quelli di Castelvolturno, tutti connessi con i loro palmari a Facebook tra un filare di pomidoro, di cipolle o lo sgravare un arancio, a coordinarsi per fare lo sciopero fighetto del 1° marzo.

No, davvero, questi vengono presi di mira – letteralmente – con carabine e pistole, vengono sprangati in mezzo alle strade, quindi si ribellano, mettono a ferro e fuoco una città che li sfrutta e che poi vorrebbe vederli scomparire nella brughiera, nascosti fino all’alba seguente.

Non più donne e uomini, ma semplici utensili.

Niente cose normali per loro, niente casa, niente bagno, niente acqua corrente, niente privacy, niente vita sociale, niente vita sessuale, se non quella che le mie sorelle vendono a poco prezzo sulle statali a persone che il giorno dopo sparano.

Riposti in un armadietto e tirati fuori quando servono. Utensili.

E poi arrivano loro, il “popolo della rete” o i “bravi compagni antirazzisti” e decidono LORO di convocare uno sciopero dei “migranti”. Scimmiottando americani e francesi.

Scioperi che sono stati convocati dai fratelli e dalle sorelle, mica dai loro datori di lavoro, spesso in nero. O da quelli che si beccano i soldi dallo stato per dare una ciotola di zuppa.

E come lo fanno?

Comodamente seduti dietro le loro scrivanie, trafficando con tastiere, mentre sorseggiano un bicchiere di vino bianco alla giusta temperatura e congetturano su dove trovare negri a sufficienza per cammellarli in uno striminzito corteo, che snaturerà per sempre ogni futura iniziativa presa da un movimento necessariamente a crescita endogena, come quello sindacale.

Ché si tratta di prendere coscienza di ciò che ci stanno togliendo e di cosa vogliamo fare per ottenerlo, mica di andare in giro a far diventare famoso Pinco Pallo del gruppo FB tale o del Blog tal’altro scritto sul giornale nazionale per una giornata di tristissima gloria.

Non manca naturalmente il riferimento folkloristico del nastro colorato, che questa volta dovrebbe essere giallo (un po’ come il sindacato venduto, bel lapsus, vero?).

Certo, molto probabilmente questi fighetti vanno a pensosi convegni dove esordiscono con un “Ccccioè, nellllla misura in cui…”, fanno fiaccolate pro immigrati buoni (mica quelli cattivi e clandestini che, magari dopo aver bruciato un cassonetto, puliscono il culo ai loro vecchi, che a loro fa schifo).

E poi mettono su cose tipo Action, che definire il caporalato della protesta e delle occupazioni sarebbe un tenero eufemismo: laddove gli immigrati che hanno la “fortuna” di ottenere una stanza nelle occupazioni di D’Erme e Tarzan non si presentassero a fare la “carne da macello” per altre occupazioni, loro e la loro famiglia verrebbero bellamente buttati fuori dai “bravi compagni della sinistra radicale e antirazzista” dalle stanze così a fatica ottenute.

Da denuncia penale, davvero. Da denuncia morale sicuramente. Caporalato allo stato puro.

Sapete una cosa?

Se io fossi la cosiddetta “sinistra italiana” cercherei un buco dove seppellirmi e pregherei che i compagni, quelli veri, non mi trovassero.

Perché quando le persone più demunite dal punto di vista dei diritti non hanno nessuno a cui rivolgersi né alcuno strumento per difendersi se non la violenza disorganizzata, allora vuol dire che si è fallito.

Ed è vero, viaggiamo di fallimento in fallimento da troppi anni, mantenendo una classe dirigente deficitaria che ha fatto tutto e il contrario di tutto pur di mantener il culo su una poltrona e per mettere culi “amici” su altre.

Rosarno, come prima Castelvolturno, come prima ancora Milano, sono un preciso segnale: NON ESISTETE. E di voi non ci fidiamo.

E quando ve lo dice uno che pur avendo tutto da perdere preferisce rischiare la prigione, il rimpatrio in disgrazia, le sprangate e anche gli spari degli italiani brava gente, direi che vi dovreste munire di trivella e scavare, tanto, ma tanto, tantissimo.

E la cosa peggiore è che continuano, questi fighetti di merda, a inventarsi palliativi di una tale virulenta mediocrità da lasciare basita anche me, che di cose pessime ne ho viste in questi anni. Solidarietà e rigore era lo slogan del presidente della repubblica e della Livia Turco, mentre creavano i CPT che oggi fingono di voler chiudere. Ma andassero a cagare Napolitano e quella cessa immane.

Ma questi fighetti non riescono a pensare che magari potrebbero occuparsi dei loro precari nei call centre? Dei loro compaesani che vanno nel cosiddetto Terzo Mondo a scoparsi bambini? Oppure dei cassintegrati?O dei pensionati? O degli analfabeti?

No, devono cagare il cazzo – rovinandoli come hanno fatto con tutto ciò che hanno toccato – anche al potenziale movimento dei diritti civili, quello diretto dalle minoranze etniche e gestito da loro stesse, con i tempi, le priorità e le modalità che preferiscono?

Ma si ficcassero lo Yellow Ribbon su per il culo, i fighetti!

Volevate davvero fare la differenza? Allora avreste dovuto spostare i culoni dalle poltroncine ergonomiche e andare a Rosarno a dare una mano.

Perché uno sciopero non si organizza così: si tratta di sentire i lavoratori, di coscientizzare le masse lavoratrici partendo dai loro bisogni e non dalle vostre porche priorità, di sporcarsi le mani e i piedi e le facce.

Si tratta di esserci, non di apparire.

Poi mi querelano in quasi 7.000 se dico che gli italiani sono un popolo di merda.

Beh, la sinistra peggio.

Invece hanno ragione gli ultrà di estrema destra: siete delle zecche.

Delle zecche che ci succhiano il sangue perché altro non potete fare, avendo perso tutto quello che vi rendeva decenti, sostituendolo, con una tastiera.

Se il nastro giallo lascia un po' di posto, beh, ficcateci anche quella. E giù le mani dai fratelli e dalle sorelle, negrofili del cazzo.

Dacia Valent

 

Filosofia alla 'ndo cojo cojo

 

Platone: La visione dell'eidos trascende l'idea dell'ethos per trasformarsi in eidolon...

Heidegger: Sei tu ad aver introdotto il concetto di "visione ambientale preveggente"?

Platone: Io?! Fossi scemo! Devi essere stato tu

Heidegger: Ma no... non mi sembra. Anzi, che significa?

Nietzsche: Quale visione?! Ma vi sembra il caso di parlare di visione?

Platone: "Mi cago in mano", caro il mio Freddy, e per farti schiattare d'invidia mi invento il Demiurgo. Tiè, beccate sto Timeo!

Heidegger: Eh eh, il Demiurgo vede "dal vivo" e suona in playback. E' meglio dei Ramones! Costruisce "modelli in scala" come Bruno Vespa e unisce ciò che si muove a ciò che non si muove perché è troppo perfetto.

Nietzsche: Non starò qui a sentirvi parlare di nuovo dell'Essere ... mi avete stufato!

Kant (tra sé e sé): E io sarei quello che spara "cappellate"?!

Plotino: Dall'Uno procede e la Diade precede. Ad essa non si accede. Tutto eccede.

Questi sono i licei italiani dove si comincia la filosofia a 16 anni e a 18 si è più ignoranti di prima.

In passato non erano riusciti ad uccidere la conoscenza bruciando i libri.

Ora invece ci stanno riuscendo pagando stipendi immeritati, che scompaiono in stupefacenti, e gigolò di periferia a delle dementi che hanno in mano le nostre future generazioni.

Basta leggere quello che vomita sul suo blog.

Temo che questa squilibrata (per peggiori delucidazioni leggere qui), questa squinternata disfunzionale sia davvero convinta di essere la risposta lombarda a Vattimo e Cacciari (ciao ragass…), solo che qualcuno dovrebbe spiegarle che Plotino non era il fratello minore di Platone, che non c’era un fratello di mezzo di nome Ploto e che i Platters non erano i loro cugini di terzo grado.

Meglio diventare analfabeti, come Lao Tsu, che non leggendo l'idioma umano poteva prestare più attenzione a ciò che è scritto nel libro della natura.

Dacia Valent

 

i Papiminkia*

 

Comincio a pensare che Berlusconi ce l'abbia grosso, durevole, duro e lo sappia usare magistralmente. Per questo mi chiedo: cosa cazzo avrà mai inflitto a D'Alema (si ragass, siamo al sadomso, ve lo assicuro...) in quella "bicamerale con vista" per fargli desiderare così tanto di saltare sul lettone di Putin come una D'Addario con i baffi e cinguettare come una Noemi Letizia villosa?

Va à savoir...

So che  Massimo è convinto di essere il Principe di Machiavelli, in realtà è solo il rospo della favola.

Solo che per diventare Principe, invece di un bacio sulle labbra da una principessa d'ordinanza se la deve prendere in culo dal principessso Silvio.

Ecco, che se la prendesse solo lui, direbbero italiani e serbi in coro.

Dacia Valent

 

* cit. l'ottima giovane Lameduck

 

Oh mia bela madunina

 

Insomma, un vecchietto menato per strada di solito suscita indignazione e tenerezza.

Ora, quando questo vecchietto è una specie di maniaco sessuale, sfondato di soldi e monopolista dei mezzi di informazione di massa, beh, non si può che godere come suini in calore.

Soprattuto se si pensa che è stato un simbolo religioso e spaccargli (finalmente) la faccia.

Giuro.

E penso che se la signora del piano di sotto - che era una vecchietta simpatica che i giornali se li comprava in edicola e non nei consigli d’amministrazione e possedeva un unico televisore -  è schiattata subito dopo essersi rotta il femore, Dio potrebbe essere grande a sufficienza per liberarci di lui.

Non riesco davvero a capire come si possa essere solidali con questo porco, io sono solidale con Massimo Tartaglia.

Avrei preferito che si chiamasse Gaetano Bresci.

E provate a chiudermi il blog, senza prima aver chiuso le bocche di Ciccio Borghezio, del Calderoli, di quel vegetale del Bossi.

Vi spacco il culo.

Dacia Valent

 

Rosalux? Pfui

Quella cagasotto della Rosalucsemburg non scrive quasi più. Lo sapevo che prima o poi avrei avuto ragione di lei.

Ho vinto io e sono la più figa.

In fede, Dacia Valent

io sto con il sindacato. quello giusto.

Si al NoBday (Disamistade)

Il commento che incollo qui mi ha fatto sorridere e incazzare, ma soprattutto soridere, perché dice quello che vorrei aver detto io e lo dice meglio di me.

Questo ragazzo deve essere bello come il sole.

Godetevelo, Dacia Valent

 

Io capisco la tua posizione: ma per me l'importante è che ci sia io.

Degli amici mi hanno posto lo stesso problema: "perché parlare sempre di lui?".

La mia risposta è: perché siamo circondati.

Da lui e da tutti quelli come lui.

Tutto ciò che abbiamo attorno è appestato dalla sua mefitica presenza, e finché non ce ne libereremo continuerà ad ossessionarci.

Silvio P2 è multiproprietario, multipresidente, multitutto di quasi ogni cosa che si vede e si tocca.

Purtroppo abbiamo a che fare con lui in qualsiasi momento della giornata.

È un po' come dire ad un esquimese di smetterla di pensare alle renne: con ogni probabilità sarebbe molto più felice di occuparsi di pappagalli esotici e noci di cocco e danzare sulle spiagge dei Tropici, ma non può.

Pensaci: abbiamo a che fare con lui se apriamo un giornale, se accendiamo la TV, se vediamo una partita di calcio, se compriamo un CD, persino se ci facciamo la doccia, dato che se cadiamo e ci facciamo male con ogni probabilità è sua l'impresa edile alla quale dobbiamo fare causa o l'assicurazione che ci deve risarcire o entrambe.

Io punterei molto, ma molto volentieri l'attenzione contro qualcosa o qualcun altro, vorrei davvero sentir parlare di cose più piacevoli di quest'uomo impresentabile, comune, piccolo per antonomasia; che, cosa peggiore, a molti piace proprio per quello, per lo sbaffo di sugo sulle labbra, per la brillantina, per la pancia sempre ribollente, per i doppi sensi e l'autocompiacimento, per la ferocia dell'uomo qualunque, per l'ottusità e la cecità condivise, per l'arroganza e l'insolenza, per la convivialità della iena, per il cinismo nostrano, per l'ipocrisia, per l'allure del barbiere, per tutto quello che lo identifica col mostro comune, coi milioni di simili senza cultura, senza dignità, senza estetica e morale che ci stanno attorno e che ci rendono la vita assolutamente spiacevole.

Siamo circondati da milioni di piccoli Silvi P2, non dimentichiamolo.

Io vorrei davvero potere ignorare tutto questo: ma finché Silvio P2 incanala il suo odio nei miei/nostri confronti infestando ogni aspetto della mia vita quotidiana, privata e lavorativa con la sua disgustosa - ed illegittima - persona, come faccio ad ignorarlo?

 

No al NOBDAY

 

Che poi la disperazione è alla base di tutto.

Non di quella che ti fa strappare i capelli e piangere: parlo della totale assenza di speranze e di speranza.

Abbiamo perso certezze per acquisire molti dubbi, quando quelle certezze non erano poi così certe e questi dubbi avremmo dovuto porceli allora.

Hanno ucciso le ideologie e ci hanno, alla fine, lasciato senza idee.

I leader non sono più l’eccellenza del gruppo, ma persone che “bucano lo schermo” e che hanno contatti con giornalisti e televisioni: si fa a chi grida di più, a chi accavalla meglio le gambe, a chi la spara più grossa, a chi è più vittima.

Sarà per questo che il NoBDay mi sembra una puttanata?

No, davvero.

Alla fine sarà proprio lui, Silvio Berlusconi, a essere l’assoluto protagonista di questa corsa da lemming che la sinistra - da quella istituzionale, a quella sociale, a quella politica e sindacale, giù giù fino a quella virtuale - ha deciso di intraprendere fino alla propria estinzione.

Questo corteo sarà una celebrazione, un omaggio alla sua leadership. Non tanto nei confronti dei suoi, ma della sudditanza che la sinistra prova nei suoi confronti.

Per me un vero NOBDay sarebbe quello di andare a pulire un centro d’accoglienza, o a stampare volantini, o a fare attraversare la strada alle vecchiette. Tutto, eccetto scalmanarmi urlando slogan contro un uomo che ha soggiogato un paese grazie soprattutto al contributo  entusiasta di molti dei promotori della manifestazione.

Lo so, una persona in meno, anzi,, una personaccia in meno.

Ma molti di voi li conosco e francamente vedere questo sussulto moralizzatore in uno che mi chiede ex abrupto se stia indossando o meno e mutandine mentre sto digitando - anche se lo fa da sinistra e da comunista - mi sembra paradossale.

Silvio Berlusconi è ciascuno di voi, perché vi ha plasmato, con le sue televisioni, i suoi giornali, le sue banche e fra poco anche con il gas e il petrolio (che Putin mica gli serve solo per farsi fornire i lettoni giganti, eh…).

Ciascuno di voi vorrebbe essere lui.

Mi sembra una specie di Edipo collettivo: uccidere il padre, quello a cui vorremmo assomigliare, per poter esistere.

Mi auguro che siate sinceri per una volta, e che vi presentiate al corteo con un solo sandalo.

Io li metterò entrambi, che sono fresca di pedicure.

Dacia Valent

 

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