Kilombo: NO ai diktat: Palestina Libera, Palestina Rossa

Ho letto da Spartacus Quirinus che Mmax si sarebbe dimesso non solo da redattore di Kilombo, ma addirittura dall’aggregatore.

E lo ha fatto perché noi cattivoni che insistiamo a non capire che andare in giro a bombardare la povera gente non sia così simpatico - per capirci, noi a cui non piacciono gli assassini a sangue freddo - abbiamo osato dire che magari Israele è un po’ pessimo.

Ho letto poi sul blog di Miguel Martinez che anche lui abbandona Kilombo a causa di una mail farneticante della redazione, dove si vorrebbe imporre una regola - un editto, sic et simpliciter - al collettivo, e cioè quella che “non si puo mai più mettere in discussione la liceità dello stato d'Israele ad esistere.

Ora.

Con il Massimo io condivido un minimum set: quello del cazzeggio più o meno impegnato. E noi, quando si cazzeggia (almeno noi due), siamo più seri che mai. Insomma, siamo dei dandies: quando il gioco si fa duro noi diventiamo giocherelloni. Perché, stando da questa parte del mondo ce lo possiamo permettere.

Con Kelebek credo e so di condividere molto di più: lui è il nord della mia bussola, quello che mi tiene ancorata alle cose perbene, mi guida nella giungla dell’impossibile e mi fa da sherpa nell’inconcepibile. O almeno tenta di farlo.

Mi piace andare dall’alpha all’omega: da una parte la capacità di essere distaccatamente appassionato di Kelebek e dall’altra quella di essere calorosamente spassionato di Mmax.

Ho tutto dalla vita, cosa ci posso fare, folks? Il miglior amico e il miglior nemico.

La differenza tra loro è che uno è un collezionista di persone, mentre l'altro ama farsi collezionare.

Fa sempre male perdere pezzi di un’esperienza che io insisto - caparbia e testarda - a definire politica. Perché il progetto di unire i blogger di sinistra o quelli che si sentono di fare parte della sinistra, democraticamente (forse anche troppo, direi) è e rimane un progetto politico.

If you can't stand the heat, get out of the kitchen. Sia tu, Miguel, sia tu Massimo.

Così mi hanno insegnato.

Perché abbandonare il terreno (o il territorio?) politico per questioni di stupido principio, disertare con le proprie passioni e le proprie convinzioni un luogo dove dibattere e far dibattere le proprie ragioni è stupido. E nessuno di voi due lo è. Altrimenti non vi odierei o vi amerei. Intercambiabilmente, natürlich.

Non ho mai considerato Kilombo una vetrina (se non quando l’ho dichiarato perché mi ero incazzata di brutto), difendendo i diritti di una manica di cialtroni che ho imparato a conoscere solo dopo.

Per me è sempre stato un posto dove incontrare facilmente i compagni (e anche i compagni che sbagliano) e leggere quello che pensavano e quello che succedeva nelle loro città, nei loro collettivi reali. Niente di più, ma niente di meno.

Non è mai stato il luogo delle “rese dei conti” o un posto dove “esercitare il potere”. Figurarsi, a me del potere me ne fotte parecchio. L’ho avuto e l’ho lasciato, tranquilla e beata, perché il vero potere è solo quello che sei in grado di esercitare su te stesso e non su altri.

Soprattutto quando gli altri sono indifesi. Come, per esempio i palestinesi.

Io sono per le svastiche sulla bandiera israeliana, sono per il rogo delle bandiere israeliane e sono anche per la cancellazione dalle mappe e mappamondi della parola Israele.

E lo sono perché

Primo: se vengo percepito, per il mio comportamento, come un aguzzino nazista, la svastica ci sta, tutta. E poi esiste anche la libertà di espressione, e credo di essermi già espressa in merito.

Secondo: bruciare una bandiera non è un’offesa a un popolo. Il rogo della bandiera - così come concepito oggi - viene direttamente dalla battaglia fatta da compagni (e non) che si opponevano alla guerra d’aggressione americana al Vietnam. E la Corte Suprema degli USA lo dichiararono un perfetto statement, basandosi sul principio della libertà di espressione.

Terzo: Io credo fermamente che Israele non debba esistere. Che debba essere cancellato dalle mappe. Credo che non esistano gli “israeliani”, credo che le persone che abitano in quella terra siano tutte palestinesi, ormai. E che ognuno di loro debba poter votare e spostarsi come gli pare e piace, che la religione vada praticata nelle moschee, nelle sinagoghe e nelle chiese, o nel privato della propria casa e del proprio cuore.

Quarto: io sostengo il diritto di tutti i palestinesi ad avere un unico stato. Me ne fotto se siano musulmani, ebrei, cristiani, agnostici, pagani, wicca, satanisti., atei. Un unico stato a-confessionale, democratico, ove la vita di ciascuno equivalga la vita degli altri. Dove ognuno difenderà la vita degli altri.

So what?

Ma davvero questo non si può dire in Kilombo? Possibile che di fronte all’orrore per la morte silenziosa di decine di bambini, di donne, di lavoratori si opponga la patetica indignazione per una bandiera bruciata, Claudio, Valerio, Gato, Zinfarosa, Berardo e MMax?

Che sacrifichiamo uno strumento decente, democratico, perfettibile certo come Kilombo - ma considerate le “alternative”...- , insostituibile (almeno per me), per accodarci alla canea dei giustificazionisti ad ogni costo, dei pagati per dire certe cose e di quelli che amano la morte?

Davvero siete sicuri che questa mail idiota della redazione risolverà il conflitto? E davvero siete convinti che se noi kilombeiros ci astenessimo dal dire pane azzimo al pane azzimo e vino kasher al vino kasher magicamente Israele smetterà di bombardare ministeri, scuole, università, caserme della polizia, ospedali e case civili?

Ma cos’è, siamo diventati una succursale di Informazione S-Corretta?

Io resto in Kilombo.

E voglio che anche quelli che sono usciti ci rimangano o che vi ritornino. Perché le battaglie vanno combattute, esattamente come chiediamo ai "nostri" di combattere dall'altra parte del Mediterraneo.

Voglio l’MMax e voglio il Kelebek, perché per la sinistra è questo: l’essere vicini per molto e lontani per una cosa non ci rende nemici, né incompatibili. Ci rende  semplicemente interlocutori viscerali e appassionati e ricercatori curiosi e assetati.

E senza questo, questo essere vicini e distanti, capaci di dividerci sulle virgole ma di abbracciarci fraternamente quando necessario, non esisteremmo. Più.

Dacia Valent

 

A morte Israele? Se necessario, si.

Accipicchia, MMax ha dimenticato - nel suo eroico post in soccorso dei carnefici di bambini, lavoratrici e lavoratori palestinesi nonché degli assassini di democrazie borghesi occidentali - un post “ottimista e di sinistra” [come la puttana di Disperato erotico stomp], di fare la più importante delle domande:

dove eravate quando ci spernacchiavano a noi "poveri ebbbbrei"?

Glielo dico io: eravamo dalla parte degli spernacchiatori, come probabilmente oggi chioserebbe Brecht, se mai gli fosse punta vaghezza di commentare questo piccolo blog.

Perché non siete poveri e diventate ebbbbrei solo quando vi conviene [di solito quando vi prendete il piacere orrendo di affamare, terrorizzare e ammazzare gli internati dei vostri "democratici" campi di concentramento autorizzati dalla "vostra" comunità internazionale, di terrorizzare, arrestare, imprigionare e uccidere i bambini arabi che odiate, di diminuire ogni giorno di più i diritti dei cittadini israeliani ebrei di pelle nera e quelli israeliani di altre religioni che non siano quella ebraica e di uccidere a grappoli i partigiani che li difendono, come nelle Fosse Ardeatine], perché gli ebrei, quelli veri [è un solo link, ma ce ne sono a centinaia, a migliaia, nel web, grazie a Dio e alla coscienza dei veri democratici], hanno orrore di quello che voi serial killer sionisti e fighetti state facendo.

Però mi chiedo anche perché ancora continua questa storia assurda dell’equidistanza (o equivicinanza che dir si voglia) dei bloghettari di sinistra (ottimisti, anche loro?).

Io mi attengo alle regole del sistema, sono globalizzatissima: sostengo a spada tratta il contenitore formale della democrazia occidentale. Ci mancherebbe altro, altrimenti mi bombardano casina nuova...

Il popolo palestinese, dopo i molti anni di delegittimazione (anche autoindotta) di Fatah, ha deciso di rivolgersi altrove.

A un partito "confessionale"? Beh, babies, era l'unica alternativa organizzata sul territorio, e allora?

L’ha fatto en bonne e due forme: si è recato a votare esattamente come fanno gli abitanti di Montmartre, dei Parioli e di Mayfair.

Con una matita speciale, questo popolo speciale, ha messo la X dove voleva, come previsto dalle democrazie borghesi e dal libero arbitrio politico che queste concedono a chiunque.

Oddio, a chiunque, eccetto che ai palestinesi.

Perché quando eleggono un partito "confessionale" non sono mica come gli italiani che votavano "democrazia cristiana" all'epoca o quelli che oggi si attengono alle direttive vaticane sulla fecondazione, l'eutanasia e i rapporti d'amore "non convenzionali": sono dei trogloditi.

Mi ha fatto un po’ senso vedere l’altrimenti ottimo Gennaro Carotenuto, così incisivo quando si tratta di America Latina, chiamare “troglodite” delle persone che sono state elette dal popolo, che hanno lavorato per il popolo e sono a fianco del popolo.

Perché non va dimenticato che sono quasi un centinaio i deputati e sindaci di Hamas arrestati, anche se - in base alle regole delle democrazie occidentali - sono stati regolarmente eletti, tra questi - giusto per dirne due - ci sono il vice premier del Governo eletto dal popolo e il Presidente del Parlamento.

Queste persone sono Hamas, caro Carotenuto.

Condividono totalmente la sfiga della loro gente, Gennaro, questi trogloditi, a differenza di altri che per te - e altri democratici come te - trogloditi non sono.

Magari non lo sono perché meno arabi, forse perché meno musulmani, o chissa perché non sono collaborazionisti alla Vichy tipo l'élite palestinese che fa capo ad Abu Mazen.  Non si fanno mancare nulla del passato che usano per ricattarci i nostri israeliani ebrei, eh?

Rendermi conto che forse anche tu preferiresti veder morire i palestinesi, senza colpo ferire, senza difendersi, per poter puntellare il tuo "pacifismo" e la volontà (che so che possiedi, che spero tu possieda) di vedere la Palestina vivere, mi incollerisce e mi intristisce.

Vittime fino in fondo, li vuoi i palestinesi, come gli ebrei della Shoah, agnelli votati al sacrificio, sia dai nazisti sia dalla loro classe dirigente, così da giustificare la tua e vostra condanna di quello che i discendenti di quei sopravvisssuti ai vostri massacri di ebrei, degli scampati del vostro tentato genocidio di un intero popolo, stanno facendo alla Palestina e ai palestinesi.

Più lentamente, ma con un metodo da fare invidia a qualsiasi gestore di mattatoio.

E tutto ciò per evitare eventuali accuse di antisemitismo di ritorno, vero?

Comodo, vero, gettare sulle spalle di chi non ha più spalle il peso della tua [della vostra] colpa, no?

Rispetterei di più il tuo incipit se tu fossi un bastardo razzista, Gennaro. Così avrebbe avuto un senso.

E invece ha il sapore amaro dell’opportunismo, la più becera delle qualità, quella apprezzata dagli oppressori che si criticano duramente solo mortificando la dignità degli oppressi, che lo detestano, l'opportunismo.

Suppongo che sia più semplice fare il grande critico dell’occidente “che produce” quando si parla di cose che non interessano direttamente la “democrazia” in cui si scrive.

E allora sosteniamo Chàvez, che tanto mica mi metto contro i poteri forti, vero? Tanto il petrolio e il gas lo prendo da un'altra parte... E diamo addosso a chi invece è il negletto della storia e l’emarginato del mondo, come Hamas.

Perché, no? Vero? Ma che tristezza.

Sarebbe troppo chiedere la stessa "coraggiosa obiettività" quando si parla di quello che sta succedendo a Gaza? Dove in questi giorni, in queste ore, decine di terroristi che misurano meno di 120 centimetri vengono ammazzati preventivamente per preservare il diritto delle orrende bambine - brave e buone soprattutto perché ebree, che mica sono delle brutte stronze hezbolline o palestinesette, che meritano di morire - di firmare, sorridenti, le bombe più democratiche dell'area, no?

Perché, Gennaro, sappilo:

quando bombardano il Ministero dell'Interno a Gaza, non è il Ministero di Hamas come dicono i giornali in Italia: si tratta del Ministero del governo regolarmente eletto della Palestina.

Quando distruggono le Moschee, non sono le Moschee di Hamas, come dicono i giornali in Italia: sono i luoghi di culto del popolo di Palestina.

Quando distruggono le università, non si tratta delle università di Hamas, come dicono i giornali in Italia: sono le  università in cui si formerebbe - se fosse loro concesso di vivere - la classe dirigente di un paese che prima o poi, in culo a chi non lo vuole, esisterà.

Massì, e comodo parlare di Chile, Argentina , Bolivia e Venezuela, eh? Mica ti danno dell'antisemita quando lo fai.

Buon Dio, lo dico di nuovo: che tristessssssa...

Mi sembra facile fare il "descamisado" d'accatto.  Beh, non pensavo che ti piacesse la strada in discesa. Che quando si scende, si rischia di discendere all'inferno.

Un peccato.

Come direbbero i Les Luthierspensaba que eras una mosca blanca, y en vez sos una mosca verde”. E tu, Gennaro, le mosche verdi, lo sai dove si posano, vero?

Perché io sto dalla parte di chi muore e quelli che riescono a tenersene a distanza di sicurezza, della loro sicurezza, mi danno una sensazione di orrore infinito. Soprattutto quando così chiaramente leccaculista.

Perché vedete, folks, io non riesco ad essere partigiana per convenienza. Non mi sono mai piaciute le cose facili.

Prendo parte perché credo: nelle cose, nelle persone e nelle cause.Esattamente in quest'ordine.

Non lo faccio - come qualcuno - perché coprire di contumelie Israele e gli israeliani mi consente di sfogare l’antisemitismo che mi esce da ogni buco e poro del corpo, agognando la morte di bambini palestinesi perché mi permette di scatenarmi "democraticamente".

E non lo faccio nemmeno perché ho pisciato sangue per due settimane in un ospedale di Gerusalemme nel 1990, dopo l’arresto e le violenze subite da noi donne che manifestavamo, da parte del braccio armato dell’unica “democrazia occidentale” dell’area.

Non lo faccio perché mio fratello sta da quelle parti a lavorare - per conto delle Nazioni Unite - per il popolo palestinese, e sono terrorizzata dall’ipotesi che anche lui possa essere ucciso da razzisti.

Lo faccio perché ci credo e perché l’essere partigiani, da sempre, è prendere davvero parte.

Non esistono distinguo per i partigiani.

Se dobbiamo mettere le bombe, lo facciamo.

Se dobbiamo morire per uccidere i nostri oppressori, perché non ci è concesso avere un esercito e le nostre caserme della polizia vengono distrutte, lo facciamo, facendoci esplodere come un qualsiasi Rachid Bin Abdallah o un qualsiasi Pietro Micca, non solo tra i nostri oppressori ma anche tra i loro silenti complici.

Se dobbiamo essere definisti terroristi da una struttura di potere economico, mediatico e politico, lo facciamo.

Se dobbiamo essere perseguitati, ci facciamo perseguitare.

Se dobbiamo spegnere le luci di Natale perché gli ebrei di Israele ci fanno orrore per l'orrore e il terrore che provocano, lo facciamo.

Si, il caro MMax - usando furbamente gli scarti del sudicissimo salvaslip del Puttanone [de gustibus, bimbo...] - si chiede dove eravamo noi compagni quando i suoi amichetti continuavano - durante la cosiddetta tregua che Hamas avrebbe violato - a bombardare Gaza e anche la Cisgiordania [i "Bantustan" alla sudafricana pre Mandela], a togliere ai pescatori  di Gaza la possibilità di portare del cibo sulle tavole delle famiglie di Palestina, a impedire l’accesso di medicinali e cibo nella prigione a cielo aperto che gestiscono con la stessa efficienza di Himmler e Goebbels, a chiudere i rubinetti dell’acqua e le linee dell’elettricità per uccidere lentamente i loro internati.

Noi - almeno io - eravamo qui a chiederci da quando MMax, in teoria un compagno, è diventato un sostenitore delle punizioni collettive di triste memoria fascista e nazista, da quando è diventato un teorico della riduzione in schiavitù di un intero popolo, da quando si bea della sua riduzione alla fame, alla malattia, al terrore.

Da quando l'MMax sente come giusti il terrore e l'orrore della guerra imperialista  contro i poveri e il disprezzo del capitale per i lavoratori.

Ecco dove eravamo.O almeno dove ero io.

Mica a farci gli aperelli nella Milano Da Bere con altri esseri orrendi quanto lo è Massimo, ma solo quando si inginocchia di fronte a quel vitello di “piombo fuso” che è Tsahal.

E pensare che gli voglio pure bene a questo stronzo.

Non posso nemmeno chiedere se volete il nostro (il loro) sangue. Ve ne state prendendo a ettolitri.

Bastardi.

E allora lo dico: io sostengo Hamas. Non ho problemi a dirlo.

Lo sostengo non perché musulmana, ma perché democratica e occidentale. Direi quasi liberale...

Volete sostenere Fatah, Massimo?

Vuoi bruciarti anche Barghouti come avete fatto con chiunque vi abbia  dato retta e abbia pensato che le vostre offerte di pace fossero cosa seria? Cos'é? Sentite il bisogno di trasformare anche lui in un vostro fantoccio, per dare una piccola speranza da uccidere sotto le vostre tonnellate di bombe democratiche appena avete una campagna elettorale in canna, ché siete l'unica democrazia occidentale dell'area?

Liberatelo di galera, Barghouti, dove lo tenete senza giustificazione né giustizia da troppi anni, e - mi raccomando - finanziate i vostri kapò dell'ANP alle prossime elezioni, che saranno sorprendentemente democratiche.

Ché - lo sai anche tu - anche le puttane vanno pagate, cazzo.

La comunità ebraica di Palestina è composta da orrendi usurai della solidarietà: pretendono interessi sulla morte di persone che hanno sofferto per la crudeltà di un potere esercitato senza limiti e senza pietà, e li pretendono da persone su cui esercitano un potere senza limiti e senza pietà.

Definirli nazisti sarebbe pietoso.

Dacia Valent

Erode e la Palestina

Oro, incenso e mirra.

Questi erano i doni che i Re Magi portarono a un piccolo palestinese, nato in una grotta a Betlemme.

Oggi, i discendenti di Erode, hanno invece donato “Piombo Fuso”.

Con il solito tempismo - scandito dai consumi o dalle vacanze (luglio 2006 per il Libano, dicembre 2008 per Gaza) -,  lo stato di Israele compie l’ennesima strage di civili, sicura dell’indifferenza della cosiddetta comunità internazionale. Tenetevi aggiornati su Infopal.

In realtà questo post non ho nemmeno voglia di scriverlo, perché so che non cambierà nulla.

Perché troppi anni di condizionamento a considerare la Shoah come la giustificazione di ogni barbarie e crimine hanno ottuso quasi completamente l’intendimento della massa amorfa che insistiamo a chiamare popolo.

Ma non parliamo solo dei bombardamenti su Gaza e di quelli ormai quotidiani in Cisgiordania, di cui nessuno dice nulla.

Evitiamo anche di equiparare le punizione collettive a quelle inflitte durante il periodo coloniale, la 2° guerra mondiale e l'apartheid.

Parliamo invece del fatto che i quartieri arabo-israeliani - i ghetti in cui sono stati relegati i musulmani e i cristiani di cittadinanza israeliana, con scuole faticsnti e ospedali inesistenti - sono circondati da carri armati, polizia ed esercito da quando quest’attacco è iniziato.

Evidentemente la comunità ebraica esportata in Palestina sa bene quale è la percezione interna di quello che sta succedendo, sa che è completamente differente da quella del resto del mondo embedded, educato alla diseducazione da giornali posseduti ormai da pochi che dettano il pensiero dei molti.

Ma i poveri sopravvissuti e discendenti di sopravvissuti (che guai dimenticarlo, per carità) continuano ad uccidere impunemente, senza soluzione di continuità.

Come Erode fece con i bambini, per beccare ed eliminare un piccolo palestinese che, da grande, avrebbe cambiato per sempre il suo mondo.

Buon natale, a tutti. Soprattutto a chi il Natale non se lo gode, ma lo muore.

Dacia Valent

 

Auguri compagni, auguri fratelli

E io aspetto solo che un giorno, spero vicino, la religione torni a scandire solo i momenti intimi nella vita delle persone che compongono il popolo, tutti i popoli.

E che la politica torni nelle case che sono state abbattute dalla televisione assurta a dio maggiore e dai bulldozer delle guerre "giuste".

Che la brezza delle scelte ragionate soffi tra le fronde degli ulivi che oggi vengono sradicati, e  nei centri di "accoglienza" dove la gente muore dentro, umiliata e senza speranza.

Che nei mercati si sentano le risate dei bambini e non le invocazioni di pietà dei feriti dell'ennesimo attentato.

Che a Guantanamo risuonino solo le parole della poesia di José Martì e non le le urla degli straziati dagli interrogatori.

Che il mattino presto, nelle nostre città, la voce festante del muezzin rincorra il suono festoso delle campane delle chiese, mentre due ragazzini lontani si contendono scalciando un barattolo tra il Muro del Pianto e la Moschea di Al-Aqsa, sotto gli occhi dei genitori premurosi e tranquilli che li guardano chi dal Muro del Pianto chi dall'ingresso della Moschea.

Che due vecchine, una con l'Hijab e l'altra senza, arranchino a fatica sull'acciotolato di una stradina di Betlemme, o di Parigi, o di Ferrara, scansando i resti di un muro che non avrebbe mai dovuto essere costruito. Quel muro - a volte fisico a volte mentale - che sorge tra noi, tra noi tutti, avendo proprio noi tra i più solerti muratori.

Fate delle feste serene.

Io credo che penserò molto.

Tremate.

Dacia Valent

Bilancino

 

Anche quest’anno sta finendo.

Mi piace il bilancio che ne sta venendo fuori.

Sto finendo di scrivere il mio libro (che naturalmente non sono riuscita a consegnare in tempo per natale) e ne ho cominciato addirittura un secondo, dove pubblicherò tutti i commenti in giro per la rete (e anche quelli sul mio blog) ai miei pezzi più controversi.

Sono assolutamente deliziosi, decostruttivisti come piacciono a me.

Ho una casina piccola piccola, a pochi centimetri dal raccordo anulare, ma dentro c’è tutto: adsl, satellite, microonde, fornello a carbone per profumarmi alla somala, un terrazzo meraviglioso, il bbq, e amici a cui chiedere di tenermi la manina alla bisogna.

Ho avuto un anno orribile, ma sta andando meglio. Davvero meglio.

C’è aria di ribellione, c’è aria di cambiamento. E questo mi riempie di speranza e di gioia.

Considero il mio anno on the road un’esperienza preziosa e meravigliosa.

Ho conosciuto persone incredibili, sia in senso buono sia in senso cattivo.

Sono stata parecchi mesi in ospedale a farmi più forte e più bella (anche se era praticamente impossibile, perché sono già bellissima).

Ho vissuto con persone incredibilmente forti che hanno saputo sopportarmi (grazie ragazze) e da persone di una debolezza, soprattutto mentale, da fare paura. Ho visto bambine abbandonate a loro stesse e anziani negletti, neri orgogliosi nella loro massima povertà e bianchi stupidamente orgogliosi della loro pigrizia.

Ho visto cose che voi umani…

Ho capito chi sono gli amici e chi i nemici, ho compreso che non tutto quello che si ammanta di rosso è compagno, che il complottesimo è una setta di minorati mentali strafatti e promiscui, soprattutto quando donne.

Ho rimesso in ordine le mie priorità e mi sento pronta a ricominciare, ancora una volta e ancora sulla breccia.

Girellando qui e lì ho trovato alcuni gruppi favolosi su Facebook, dai suggestivi titoli “Dacia Valent la merda sei tu”, "per chi vuole mandare a fanculo dacia valent per l'articolo che ha scritto!", "chi è dacia valent", "Se fosse possibile.. FARESTI ESPELLERE DACIA VALENT DALL'ITALIA!?" (dove ho scoperto che perfino un uno meglio specificato gruppo di "paninari" mi vorrebbero morta....).

Naturalmente non mancano i soliti due patetici, la filosofa del buduar (che può vantare un mento pelosissimo, che si spulcia ogni mattina mentre in mutande ascellari "diffonde il suo verbo" in internet) e il Sir Percy Blakeney, ormai svelato, ma all'epoca in una delle sue molteplici emanzioni, quelle che gli consentono di nascondere un'allarmante mancanza di personalità, che hanno messo su una robetta patetica a cui si sono iscritti solo loro e un paio di dementi finti.

Però mi fanno una tenerezza: insomma, 2.235 persone che si aggregano in mio nome, molto meglio di Gesù, se me lo consentite…

Ho anche scoperto di avere un codazzo di fedeli ammiratori, che dei loro blog hanno fatto una specie di reliquiario costantemente aggiornato su di me, si tratta di Korvo Rosso e pensareinprofondo, featuring nei commenti la solita sudicia strafattona, ladytux (ho visto la sua foto e giuro, a me pare Tattoo, il nano di Fantasilandia), Samie (una scimmietta buffissima, esperta del lancio della pietra e occultamento della mano) e una serie di anonimi commentatori, che suppongo siano sempre loro.

Unitamente - naturalmente - alla loro nuova amichetta, che in periodo natalizio e post natalizio fa bene coltivare certe amicizie, la Maga Lisistrata, in arte Adriana Bolchini Gaigher, una vecchia befana con velleità di santona della politica internazionale che si manitiene organizzando corsi di sciamanesimo brianzolo e vendendo numeri del lotto che le vengono comunicati da ectoplasmi o roba del genere, e che di Islam si è occupata molto attivamente soprattutto tramite uno dei suoi collaboratori di redazione, tale Roberto Severini meglio conosciuto come Roberto Sandalo, condannato a 9 anni, 9 mesi e 20 giorni per gli attentati contro le Moschee e per i progettati attentati contro professori universitari, odiati da Cristiano Allam, ma la cui moglie rimane dirigente delle attività collaterali della mefitica, buffa (ed esoterica) vecchietta rotellomunita.

Una cosa tristissima, perché una volta ero convinta che fossero persone decenti, o quantomeno normali  (eccetto la Maga Adriana "Lisistrata" Bolchini, per carità, che spero le diano la social card, ché con 275 € di pensione mica si può vivere, neh?) e lo scoprire che avevo a che fare con dei patetici adolescenti invecchiati male, chiaramente disfunzionali e mentalmente disordinati, è stato davvero un brutto colpo.

Ho il timore che lo facciano solo perché sono parte di una stravagante minisetta di cretini seguaci del credo di San EMKG (Eckstein Michael Karol Giovan, aka Spb) e di Santa Barbarella da Porconia (Barbara Albertoni aka cloroalclero). Questi qui, se non facciamo attenzione, ce li ritroviamo a Milano Marittima a fare un suicidio collettivo con un cocktail a base di Raid e Baygon.

Sono venuta anche a sapere di essere una pedofila, alcolizzata e corrotta che ha rubato miliardi ma barboneggia sotto i ponti vivendo di espedienti (immagino di farlo per depistare quelli della Direzione delle Entrate, mica sono scema io...). Non solo, ma sarei (sono?) anche un'infiltrata della polizia, dopo tutto quello che ho subito dalla madama e dalla magistratura. E tutto ciò perché ho fatto il poliziotto.

No, giusto per capire: se avessi fatto la sarta che cosa sarei stata? Un'infiltrata della Singer? Idioti.

Naturalmente la fonte (amplificata dal solito codazzo di troll umani) è sempre quella draghessa tossica e sudiciona che vive a Milano e insegna al Liceo Linguistico Manzoni, ma anche l'altra professoressa che vive a Genova, insegna al Liceo Montale scopandosi tutto lo scopabile universale, basta che se lo facciano venire decentemente duro e respirino, Fulvia De Feo, che - davvero - a seguire le evoluzioni della sua vulvazza (su cui ci tiene puntualmente informati dal suo pregevolissimo blog) viene la vaginite cronica anche agli uomini che leggono.

(Aperta parentesi: ma queste professoresse promiscue, drogatelle e un po' ninfomani, quando compiono i 46 anni, diventano tutte così? Qualcuno mi illumini... Chiusa parentesi)

Insomma, un anno piuttosto divertente ed appagante, perché il solo fatto che questi passino le loro giornate a scambiarsi mail e pacche sul groppone quando scrivono una delle loro puttanate sui propri blog o su quelli fake che hanno creato (vebbavvalent.blogspot.com e daciavalent.blogspot.com), vuol dire che mi pensano, costantemente.

E per loro deve essere la più terribile delle punizioni.

Ma che volete che vi dica, quando qualcuno è un monumento, è consapevole che uno dei rischi che corre è quello che alcuni patetici e pidocchiosi "picioni" e "korvacci®" [il copy è dell'ottimo Spartacus Quirinus, redattore storico di Kilombo] le caghino addosso.

Noblesse oblige…

Dacia Valent

 

Per Sostiene Proudhon

Caro Sostiene Proudhon,

al tuo commento rispondo qui.

Ecco, vedi, non credo che la nonviolenza sia un fine e ancora di meno un principio.

Io credo, appunto, che sia semplicemente uno dei mezzi [risorse] di cui si dota un movimento, un popolo, la classe, in un dato periodo storico per ottenere ciò di cui ha effettivamente bisogno in quel preciso momento, con un occhio ai futuri diritti dei loro figli. Forse anche per questo venivano definiti proletari.

E credo anche che ciò che si ottiene sia in definitiva l'eredità di lotte sanguinolente fatte da brave persone che si sono trovate a dover fare delle scelte pesanti.

Pensa ai partigiani, ai maquis, all'Irgun, a Fatah, pensa agli anarchici di Chicago, ai setaioli di Lione, alla Comune di Parigi, ai bambini schivizzati nelle fabbriche inglesi duecento anni fa e a quelli schiavizzati oggi nel subcontinente indiano, ai contadini del Chiapas, ai minatori in Belgio e Germania, e ai nostri compagni in Fiat, e Italsider e Ansaldo.

Credi che a loro facesse piacere sabotare, minare, mettere bombe e uccidere altre persone? Non credo proprio. E poi, davvero credi che le BR amassero uccidere per il gusto di uccidere?

Se davvero lo pensi, mi sa che sei fuori strada.

Ma quello che hanno ottenuto secoli di violenza operaia e di classe, noi lo stiamo cedendo con la nonviolenza festante e colorata di cui andiamo così tanto orgogliosi: lo Statuto dei Lavoratori, l'istruzione pubblica e garantita ad ognuno, la sanità pubblica, il diritto all'alloggio, il diritto ad una famiglia basata sull'amore e non sul genere.

Se la struttura di potere è violenta, non credo che canticchiare slogan sia la soluzione.

Abbiamo abdicato al senso critico, alle lotte, all'indignazione, semplicemente perché ci siamo adeguati all'emergenzialismo, che vuole un netto distacco da ognuna delle pratiche della classe (obiezione di coscienza non programmata, violenza di piazza, sciopero autogestito) per ottenere, da chi ci opprime, un voto positivo (come se fossimo bambini) a ciò che noi facciamo, salvo poi essere informati succintamente che continueranno per la loro strada.

Siamo come le scimmie di mare che si compravano su "il monello": buone per far divertire la struttura di potere e per darle un'aura di "democrazia", mentre stanno riducendo in maniera esponenziale ogni spazio di esercizio della stessa per ciascuno di noi, per garantire i privilegi dei pochi.

I principi sono altri, molto più ideali, alcuni sono libertà, uguaglianza, giustizia, e i loro derivati (per esempio e per citarne solo una per ciascuno), la libertà di espressione, l’uguaglianza di fronte alla legge, la giustizia sociale.

E nella stessa maniera in cui tu non giudicheresti incoerente il nonviolento che si fa partigiano, io non classifico come delinquente chi ha fatto questa scelta, facendola per motivi di forza maggiore politica e non di potere, che possono essere molteplici, ma in definitiva si riducono alla presa d’atto dell’impotenza della classe di soddisfare le proprie necessità usando i mezzi "legali" messi a disposizione dalla struttura di potere illegale.

E sai bene che non parlo dell’ultimo televisore al plasma, ma dell’avere un interlocutore istituzionale che si faccia interprete di questi bisogni all’interno delle istituzioni in cui siede, molto ma molto comodo.

Parlo della sicurezza sul lavoro e anche della sicurezza del lavoro, parlo della distribuzione equa delle ricchezze, parlo di equità sociale, di tutela ambientale, di opposizione alla guerra.

Quanti compagni sono finiti in prigione negli ultimi anni perché non avevano nessuno che li rappresentasse, se non sfilando compunti (ma festanti anche loro, perdìo!) salvo poi votare le peggiori puttanate in parlamento o addirittura in Consiglio dei Ministri quando c’erano?

Cosa avrebbero dovuto fare? Prendersi per mano e cantare le canzoncine partigiane e aspettare e sperare che già l’ora si “avvicinare”?

La violenza, l’estremismo e il terrorismo non sono frutto di una partenogesi di classe, vengono fecondati dal disinteresse della classe dirigente di riferimento e dal loro distacco dai bisogni reali: il pane e il riso (o la pasta), ma anche l’istruzione e il lavoro, il tempo libero e il diritto ad avere una famiglia, comunque tu la voglia e la senta tua, e la garanzia di una vecchiaia serena.

E io credo che questo contesto, il nostro attuale contesto, faccia testo, e che le attente valutazioni dei nonviolenti nostrani siano frutto più di pigrizia e paura indolente che di vaglio e scelta politici.

E poi, scusa, un tizio può diventare partigiano, potendo mettersi il mitra in spalla e andare su per le montagne come un allegro stambecco, solo nel caso tu ritenessi che quel determinato governo sia un regime fascista?

Non ti pare che, forse forse, avrebbe il diritto anche lui di decidere della qualità delle sofferenze che gli vengono propinate in nome della “flessibilità solidale” (solidale con il "povero padrone" suppongo) dei tanto gentili socialisti liberali, e in base a questo e alle sue possibilità di negoziare in maniera nonviolenta possa decidere se invece usare altre opzioni alla portata della sua volontà di cambiare davvero le cose?

Anche i partigiani venivano chiamati terroristi, dal regime fascista che li governava. Ma solo dai fascisti.

Comunque, io ho solo fatto una domanda:

perché in  Francia, in Grecia, anche in Germania, Olanda, Danimarca, i compagni si ribellano e sfasciano tutto, mentre in Italia ci siamo adagiati ghandhianamente bocconi accettando non stoicamente bensì stolidamente  qualsiasi dolore la struttura di potere decida di infliggerci?

Perché la morte di Carlo Giuliani è stata inquinata da tutti quei distinguo che hanno fatto del male alla sua famiglia, al movimento e alla classe in generale, quando si trattava di un ragazzino minuto che stava lanciando un estintore da una distanza di 6.5 mt. verso uno che gli stava puntando la pistola alla testa, che lo ha ucciso e che è stato successivamente prosciolto da ogni accusa?

Davvero, da quando siete diventati così esperti nei distinguo?

E tu, poi, come lo sai che se avessimo distrutto Genova e Milano e Roma e Napoli le cose non sarebbero effettivamente cambiate?

Ah, già, tu lo sai - certamente e per certo - perché saresti stato tra quelli a condannare la violenza, dall'alto della tua indolentissima nonviolenza che ci ha regalato la non società nella quale vivacchiamo a stento.

Ma davvero sei convinto che una reazione generale e violenta della piazza, di fronte all’omicidio a  sangue freddo di un ragazzo che manifestava per altri ragazzi come lui, senza voce e senza speranze, Carlo Giuliani, avrebbe dato un alibi alla struttura di potere per poter ridurre ulteriormente i nostri “diritti di pubblico sovrano”?

Bimbo, ma tu manifesti tutto compitino e bravobravo dopo essere sceso dal pullman della proloco in piazza Esedra, e ti ritrovi comunque ad avere le telecamere del grande fratello orwelliano praticamente su per il buco del culo, le spese della giustizia dei poveri aumentate, i tempi dilatati nelle cause contro i grandi e veloci in quelle contro i poveracci, i telefoni sotto controllo, la polizia senza controllo. Non ti punge vaghezza che forse la tattica sia quella sbagliata, la strategia sia assolutamente assente e il piano globale inesorabilmente perdente?

Alla struttura di potere non servono alibi per ridurre le libertà individuale (tanto care a Proudhon e a te, mi pare…), lo fanno grazie al disinteresse di persone che hanno fatto della nonviolenza un principio, ma che  - come tu hai molto ben spiegato – sarebbero pronti a prendere le armi qualora uno dei loro tristissimi interessi personali o di corporazione venissero calpestati, come invece quotidianamente si calpestano gli interessi degli altri.

Fammi capire Sostiene Proudhon, tu il tuo tempo libero lo trascorri in giro per la tua città a disarmare poliziotti, carabinieri, guardie giurate e tutto il cucuzzaro, oppure la violenza esercitata dalla struttura di potere ti garba?

Ti garbano le bombe nelle banche, sugli aerei, sui treni, i ragazzini ammazzati dal branco in divisa, quelli freddati sui motorini? Perché a questo punto mi aspetto di leggere delle gesta del Ghandi de noantri che è conseguente ai suoi ferrei principi e le sue incrollabili convinzioni nonviolente.

Hai mai pensato ai lavoratori morti ogni anno in fabbriche e campagne, a quelli che si “suicidano” dopo anni di studio, laureati, costretti a rispondere al telefono per spiegare le ultime promozioni di un figlio di puttana che si arricchisce sulle loro e nostre fragili spalle?

Lasciati dire una cosa: la violenza quando esercitata dalla classe, per motivi di classe, ha classe, bimbo bello.

Privatizzare i profitti e socializzare i costi.

Che magari le famiglie non arrivano a fine mese – grazie soprattutto ai bravi socialisti liberali alla Biagi e Brunetta, venduti e bastardi – ma gli interventi speciali per il salvataggio dell’economia non si fanno garantendo i posti di lavoro e il potere d'acquisto, ma garantendo i privilegi degli sfruttatori dei lavoratori: banchieri, industriali, latifondisti e lobbies varie.

Questo è quello che succede in Italia.

Che quando un’industria ha “problemi” la prima cosa che fa è ricorrere alla CIG o ai licenziamenti. Non si sognano nemmeno di parlare di innovazione, di riconversione, di ricerca.

Naaaaah, l’elemento umano è quello di cui si può fare a meno senza alcun genere di reazione sociale, ormai è assodato: non farebbe altro che prendere uno striscione e mettersi a canticchiare Bella ciao.

Ed è così facilmente sostituibile (molto di più di un sofisticato e costoso macchinario) perché ridotto talmente ai minimi termini dal punto di vista della dignità che è disposto a qualsiasi oscenità pur di consumare, mangiare, rateizzare e esibirsi da qualche parte in televisione.

Comunque, se proprio ci tieni ti concedo la correzione (anche se il link che ho messo mi sembrava abbastanza neutro e di approfondimento) sulla definizione della legge Biagi.

Vuoi chiamarla legge 30? Legge Maroni? Legge Vergine? Legge Leggera? Fatti tuoi.

So solo che che grazie al progetto di Biagi, recepito in toto nella Legge "Chiamala Come Ti Pare E Piace", abbiamo avuto una diminuzione monumentale dei diritti dei lavoratori e un acquisizione sesquipedale dei privilegi dei padroni.

Ma tu sai che così è stata chiamata - Legge Biagi  - durante tutto l'iter di approvazione per costringere quei beoti che avevamo in Parlamento a votarla e i beoti esterni a salmodiare “povero Biagi che è stato ucciso dai cattivoni delle BR, quindi deve essere cosa buona e giusta”.

Francamente a me non è sembrato assurdo che gli sparassero, a dire il vero avrei un lungo elenco che comprende anche un mio ex, un vicino di casa, la tipa che mi ha fatto la manicure ieri (una ciofeca) e il portiere del condominio che mi butta via le pubblicità che portano, che a me piacciono tantotanto.

Insomma, sinceramente non ci ho fatto le feste quando l'hanno steso, ma ti dirò che non ci ho pianto su, così come non mi è dispiaciuto veder crollare le due (o tre) torri a NY, perché chi di guerra e di embargo ferisce interi popoli, di guerra deve perire, e quanto meno comprendere cosa si prova.

Ma io sono onesta a sufficienza da dirlo dove mi si può leggere, e non sottovoce e con la “erre” moscia del tipico rappresentante della nostra “gauche sardine” in salotti o alla tastiera.

E mi dispiace anche informarti e confermarti che Biagi e Brunetta facevano lingua in bocca.

Il fatto che Biagi sia schiattato malamente non ne fa un eroe, lo rende solo una casualty di una delle molte forme - legittime o meno che si percepiscano - che assume la lotta di classe, condotta spesso da compagni disorganizzati, spesso privi di speranze e di prospettive.

Ma se queste lotte fossero combattute anche dai cosiddetti nonviolenti - che hanno di fatto abbandonato ogni senso critico per diventare larve festanti e striscianti nei cortei - i Biagi e i D’Antona, per quanto venduti, per quanto mercenari, non sarebbero stati uccisi, perché qualcuno di intelligente li avrebbe segati nelle sezioni di quartiere prima che diventassero dannosi per il resto della società, e nessuno sarebbe stato costretto a ricorrere a quella che tu aborri come un’aberrazione e che io invece percepisco come l’extrema ratio liberatoria di qualcuno che non sa più a quale compagno - o santo - rivolgersi.

Abbiamo diverse visioni della situazione, sarà che lavoro in un settore dove la tristezza, la disperazione, la percezione di sé come una nullità a cui tutto si può infliggere regnano sovrane.

Niente libertà, niente giustizia, niente uguaglianza, niente di niente.

E ti dirò che queste sono per loro e anche per me “necessità oggettive terribili e nefaste” che giustificano la strada che non sto indicando, ma che potrei un giorno intraprendere, perché la rabbia è tanta e l’impotenza è una sensazione che opprime e umilia.

Facciamo che mi condanni fin d’ora e così siamo a posto. A ciascuno il suo, e il mio, io lo pago in prima persona. La tastiera è solo una piccola parte di una vita complicata, divertente, disperante e - sostanzialmente - pericolosa e pericolante.

Ma che adoro.

Dacia Valent

 

La violenza, la violenza, la violenza, la rivolta...

Vogliamo parlarne?

Il 20 luglio del 2001 Carlo Giuliani è stato ucciso da un carabiniere a Genova, durante una legittima e costituzionalissima manifestazione contro l’imperialismo e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse dei più poveri ma ricchissimi del mondo, che da troppi secoli mantengono grazie alle loro risorse e alle morti dei propri figli i più ricchi ma poverissimi del mondo.

È stato ucciso mentre stava gettando un estintore contro una Land Rover piena di criminali in divisa.

Mario Placanica, l’assassino a sangue freddo, è stato sollevato da ogni responsabilità (caso archiviato dalla magistratura).

Quando il 1° di settembre del 2008 entra in vigore il Decreto Gelmini - trasformato in legge dal Senato il 29 ottobre - gli studenti di sinistra si mobilitano in tutto il paese e vengono fatti bersaglio di bande armate di fascisti collegati presumibilmente alle forze di polizia.

Particolarmente grave l’episodio di Piazza Navona, con l’apparizione del gruppo riconducibile agli infami neonazisti di Casa Pound, armato di bastoni e cinghie, difeso dalla polizia, che ha massacrato di botte gli studenti medi che stavano manifestando.

Reazione?

In Italia ci siamo limitati a proteste piene di colori e pacifiche, cantando slogan simpatici e portando i bambini in passeggino con cartelli vagamente critici attaccati al pannolone.

Effetti? Nessuno.

In Grecia, dove un ragazzino di quindici anni - Alexis Grigoropoulos - è stato ucciso da un poliziotto, mentre manifestava contro la versione ellenica del decreto Gelmini, stanno reagendo, devastando il paese.

Ucciso mentre lanciava pietre alla polizia.

Effetti? Molti.

Il ministro dell’interno ha presentato le sue dimissioni (respinte da Karamanlis, che è comunque molto più traballante del suo ministro), e la magistratura col cazzo che ha chiuso gli occhi di fronte all’ennesima violenza della polizia: il Placanica greco è dentro per omicidio volontario.

 

Il 14 febbraio del 2003 entra in vigore in Italia la legge Biagi, che di fatto - sotto la dicitura flessibilità – spazza via i diritti, le garanzie e la tutela dei lavoratori come erano previsti in uno dei migliori Statuti dei Lavoratori del mondo intero, instaurando di fatto l’epoca del precariato, a cui sembrerebbero ormai destinati i nostri figli e i figli dei nostri figli.

La morte di Biagi e D’Antona – due giuslavoristi della peggiore destra socialista, rappresentata oggi al governo dal Brunetta -, esecutati misericordiosamente dalle BR-Pcc, funge da ricatto catalizzatore propedeutico a un’approvazione pressoché unanime di una tremenda diminutio dei diritti dei lavoratori.

La sinistra, molto pavlovianamente si è mobilitata per condannare “l’atto irresponsabile e destabilizzatore delle istituzioni democratiche” compiuto da compagni che non avevano nessun interlocutore, perché tutta la volontà di “dialogo” della cosiddetta sinistra italiana era focalizzato ad un osceno lingua in bocca con Berlusconi. E si è limitata ad approvare questa legge orrenda, rendendola se possibile ancora  peggiore con Treu.

La legge è passata e sono milioni le persone che oggi sanno che lavoreranno, ma non sanno se domani lo faranno. E non parlo di un ipotetico domani, ma proprio di domanidomani.

Reazione?

Raccolte di firme, e i soliti cortei festanti e beanti con bambini in passeggino con attaccato al pannolone un qualche cartello cortesemente ambiguo.

Effetti? Nessuno.

Ma quando in Francia hanno tentato di introdurre modifiche atte a “flessibilizzare” [precarizzare] ulteriormente il lavoro, gli studenti e gli operai francesi hanno messo a ferro e fuoco le città. Hanno devastato interi quartieri, bruciato le macchine e divelto le porte blindate dei simboli del capitalismo.

Effetti? Molti.

Il CPE, che condannava i giovani al precariato definitivo, è stato ritirato dal governo Villepin-Chirac.

 

Ecco, posso chiederlo a voi, democratici e nonviolenti: fusse ca fusse che la nonviolenza dovrebbe essere considerata solo una delle forme di lotta a disposizione del movimento e del proletariato? E fusse ca fusse che anche la violenza di piazza lo sia?

Mi spiegate cosa cazzo è vi successo? Da quando i principi si negoziano?

Ma cosa cazzo mangiate???

Io, personalmente, continuo a mangiare bambini.

Dacia Valent

Kilombo, Spb e l'orrendo trollume

 

Ho sempre pensato che il bloggare militante - cioè lo scrivere denunciando con forza le storture del mondo, per quanto questo mondo sia piccolo - sia molto importante.

Ci sono molte maniere par farlo, c’è chi usa un linguaggio pacato, chi scrive cose provocatorie. C’è chi usa la satira, chi invece la rabbia.

Si, in effetti sono molte le maniere.

E di solito chi lo fa - quando decente e coraggioso - milita per davvero, mettendoci la faccia e il culo, mettendoci nome e cognome, mettendoci la vita.

Ecco, in rete c’è una persona che della “denuncia” con ogni “anonimo mezzo necessario” ha fatto la sua missione principale.

Questa persona è un noto troll del nostro piccolo mondo, SPB, che tra le altre cose nella vita ha fatto anche il redattore di Kilombo appropriandosi  all'epoca indebitamente delle mail private degli iscritti per farli traslocare su un coso che ha chiamato Kligg [da dove scrive facendosi passare per tale Mario Franciosa], facendosi finalmente buttare fuori dall'allora redazione per strani maneggi nella gestione degli iscritti e per l’uso disinvolto delle password che concedeva a varie amichette.

Leggete anche i commenti dei post di Terrorpilot, che sono davvero esilaranti.

E ricordate di fare attenzione, perché fa l’informatico di professione, l'SPB, e non vorrei che usasse i vostri account per fare le sue solite porcherie, quindi, se potete, cambiate le password e controllate i logs periodicamente.

SPB è dunque un blogger molto ma molto militante e denuncia un sacco di persone, dal basso del suo anonimato.

Ha - per esempio - creato un fake blog, frequentato da altre ex redattrici di Kilombo, che per nostra fortuna hanno fatto i bagagli e si sono auto-gettate nella spazzatura, Ladytux e Samie, [Allah Gratias si sono levate dalle balle 'ste due idiote], per torturare (e lo dico letteralmente) un collega, Spartacus Quirinus, prendendolo crudelmente per il culo per la sua età avanzata (ma neanche tanto che fra poco ti raggiungo Claudione, spetame toseto).

È dietro la creazione di fake blog su di me e sui miei figli, che definire pornografici e diffamatori sarebbe un cortese eufemismo e la manipolazione di registrazioni telefoniche realizzate durante alcune delle chiamate moleste che mi faceva quella pazza squilibrata che si tira dietro, una delle partecipanti alla sua minisetta delirante.

È dietro la creazione di fake blog su Tisbe, Weblogin e molti altri ancora, insieme  a gentaglia delle risma di Sebastiano Salis aka Korvo Rosso, Mario Paravano aka Pensareinprofondo, e al paio di totali cretinette – anche loro ex redattrici di Kilombo [ché il diritto di voto universale dovrebbe essere rivisto, eccheccazzo] - di cui mi occuperò se continuerò a leggere commenti anonimi sui loro blog a proposito della mia famiglia e dei miei morti.

È dietro la creazione di vari troll che si accaniscono su persone malate, in particolare sulla nostra compagna e sorella Tisbe, preoccupata per il cancro che potrebbe divorarla, in social network come OKnotizie, ZicZac, Kipapa, dove con nick come Lorix, Oscargatto - oppure facendo intervenire "Stefania" (la sua complice, tale Barbara Albertoni, professoressa in quel del Liceo Linguisitico Manzoni di Milano, che lo usa come "ebreo di servizio" per far credere che lei non è antisemita) ma altri ancora, che questo non c'ha un cazzo da fare tutto il giorno.

E tutto questo senza firmarsi mai. Con il suo nome.

Ora, io sono convinta che quando uno è così attivo sia il caso che il suo nome e cognome compaiano in calce ad ogni suo intervento, come ad esempio questo:

<!--[if gte vml 1]> <![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]-->

Sir Percy Blakeney, May 16th, 2008 at 1:08 pm

@Ritvan: Non esagerare, gli Albanesi un “Popolo” caso mai come testimonia Darwin sono un accozzaglia di bestie destinate al massimo alla pastura.
Non vi siete evoluti, siete rimasti all’epoca della pietra, siete solo l’anello mancante tra pulci e zecche e basta e come tali dovete essere trattati, con l’utilizzo massiccio di Baygon
.

E l’argomento zecche (l’appellativo che i fascisti romani appioppano ai comunisti…) era già presente quando parlava [sempre nel blog della squilibrata, perché lavorano in coppia, anche se lui non glielo da manco dipinto…] dei palestinesi e della “grandezza” di Oriana Fallaci.

Ecco, io voglio che tutti sappiano chi si cela dietro il “coraggioso e pugnace blogger primula rossa”, Sir Percy Blakeney, che riesce a ricoprire molteplici ruoli: dalla donna leghista, al cattolico tradizionalista, passando per l’ebreo pieno di morti in qualche campo di concentramento (a volte sono 15, altre 8) che giustifica l’antisemitismo di quella porcona nazi della Albertoni.

Suppongo che questo proliferare di personalità alternative, nel caso di Michael Carol Giovan Eckstein, sia un chiaro sintomo di assenza di personalità, insomma, andrebbe visto, ma da uno bravo.

E allora, si, ve lo regalo, perché si tratta di legittima difesa, per tutti noi.

Si chiama Eckstein Michael Carol Giovan, è nato in Libia il 23/12/1966, risiede in Como, alla via Indipendenza n. 33. E ci metto pure il codice fiscale: CKS MHL 66T23 Z326E.

Una personcina buffa buffa, di cui potete leggere qui, sul sito del giornale ciaocomo, dove ci raccontano delle sue peripezie di bancarottiere, proprio così:

"Bancarotta dell'azienda di famiglia, ecco la condanna: sei anni
venerdì 26 ottobre 2007
Colpevoli di bancarotta per distrazione. Così hanno deciso oggi i giudici di Como (presidente Bianchi, a latere Angiolini e Lo Gatto) che hanno inflitto oltre sei anni di reclusione (da dividersi quasi equamente) a due coniugi titolari della Lbw srl di Como, dichiarata fallita nel giugno del 2002. Si tratta di Michael Eckstein, 41 anni, nato a Tripoli, ma comasco a tutti gli effetti, così come pure la moglie Elaine Alves Monteiro, 39enne, nata in Brasile. Tre anni e nove mesi per lui, due anni e sei mesi di reclusione per la donna. Secondo le contestazioni della Procura, i due avrebbero prelevato dalle casse già dissestate oltre 60.000 euro per fare acquisti del tutto estranei alla ditta. Erano anche accusati di aver fatto sparire le scritture contabili."

Oppure qui dove scopriamo che per un ignoto motivo (ma me lo diranno prima o poi e ve lo racconto) lui e la su’ mamma, tale Luridiana Antonia, erano intercettati nell’affaire Moggi.

E lo faccio perché il coraggio è tale solo quando accompagnato dall’identità del coraggioso per una giusta causa. Possono esistere eroi anonimi,  ma non può essere definito coraggio quando gli “atti di eroismo” consistono nella diffamazione sistematica, nell’intimidazione, nella minaccia fisica.

Per me il Michelino può denunciarmi per la diffusione dei suoi dati, ma questo atto è semplicemente porgere a tutta la rete (e anche ai comaschi che ha diffamato sul suo blog) la possibilità di difendersi da questo immenso bastardo senza cuore e senza palle.

E comunque, come per la Mastercard, questo outing “non ha prezzo”.

E adesso, abbaia alla luna, pirla.

Ma sappi che con gli animali come te e i tuoi amici (tutti ampiamente citati) non faccio negoziati né concedo sconti: giornale arrotolato dato sul muso, e farvi ingollare un po’ delle vostre deiezioni quotidiane è il metodo per educarvi. Maiali. E, naturalmente, Scrofe.

Dacia Valent

Eluana, Beppe e il "coraggio della delega"

Eluana Englaro deve essere seppellita. Non si tratta di darle una morte dignitosa e nemmeno di dare corso ad una sentenza controversa della Cassazione.

Si tratta del fatto che è già morta.

Ragazzi: si caga addosso, ha un catetere, è piena di piaghe da decubito, viene nutrita con un sondino, non scopa da anni, non avrà mai figli, e diciamocelo: a guardarla fra francamente schifo se la paragoniamo alla ragazza splendida e vitale che era.

Chissà se i “partigiani” del diritto alla vita ad ogni costo resisterebbero fossanche una sola settimana in quelle condizioni.

Ma c’è un però.

Per quale motivo delegare questa non soppressione, voluta con così tanta amorevole e spietata disperazione dal padre a medici e strutture sanitarie?

Perché mai dovrebbe morire in una struttura sanitaria?

Perché il padre non se la prende, la carica in macchina, magari nel bagagliaio, e non se la porta a casa, appoggiandola al suo letto di ragazzina, e non le tiene la mano, circondati dai poster dei cantanti o attori che amava da ragazza e dei peluche di quando era bambina, fino a quando non muore, circondata da ciò che conosce e amata da chi la ama e di chi lei amava?

Diciamoci anche questo:

Beppe Englaro non solo ha l’autorizzazione del tribunale, ma è il tutore di questa donna rimasta cristallizzata a quando ha avuto l’incidente che le è costato la non vita che i gerarchi del cattolicesimo le vogliono far vivere in nome di un principio bizzarro che sembra quasi negare l’esistenza di una vita oltre la vita;

potrebbe semplicemente firmare la cartella clinica e riportarla a casa;

non servono medici per togliere il sondino. Si sfila semplicemente tirandolo. Tanto lei non sente niente, da molto.

C’è qualcosa che mi disturba in questa vicenda, che mi vede comunque schierata a favore del diritto ad una sepoltura dignitosa, ché non vivere da zombie mi sembra un po’ antipatico.

Ed è il “coraggio alla delega”.

Se la portasse a casa, e finisse come ha cominciato. Con coraggio e determinazione. Coraggio vero. E se proprio deve essere seppellita a quasi vent’anni dalla sua morte, lo faccia con le sue mani.

Senza delegare.

Dacia Valent

L'Obama de' noantri

 

Facciamo che vi leggete questo ragazzino, Ermes, del blog ilpopolosovrano su splinder, assolutamente favoloso, e che vi ascoltate la parodia della canzone che un demente totale, Andrea Vantini, ha composto in onore del disonore di questo paese.

Quanto mi piacerebbe leggere un "negrologio" che mi rassicurasse sull'esistenza di Dio, perché se questa immensa merda che una massa di idioti ha messo alla "guida" del paese, continua a vivere, beh, i miei dubbi comincio seriamente ad averli.

Dacia Valent

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