Ombelico
Inviato da dacia il Sab, 2009-04-18 12:36
Francamente mi fa divertire la
storia.
Allora, Fulvia De Feo - quella che
ci racconta di ogni sua strabiliante avventura sessuale, con implacabile dovizia
di particolari, che vanno dall’individuazione dello sventurato eventuale
frequentatore delle sue mucose, fino alle tragicomiche conclusioni delle sue storie epocali da 3 a 12 botte e via - mi ha querelata e tutta la Procura di Roma ha sguinzagliato
investigatori, e grazie alle umide tracce lasciate dal nostro Puttanone, hanno finalmente concluso le indagini.
Sulla sua vagina e sul mio scrivere.
Parrebbe che riprendendo sul proprio
blog ciò che Lia [aka Fulvia De Feo]
racconta, fa e che narra abbondantemente dalle paginette della sua
personalissima e patetica versione de La Philosophie
dans le boudoir sarebbe un reato.
Tremo per Grazia
a questo punto, perché tra scopate mistico-esotiche e depilazioni esotico-splatter potrebbe essere nel mirino.
Di questa cosa ne scrivo oggi,
ancora prima della notifica del provvedimento di chiusura delle indagini perché
adoro lo scrivere estremo, come ben sapete, per me è una specie di bungee jumping da tastiera,
irrinunciabile.
Ora, sarà chiaro anche
a voi che si tratterà di un processo divertente, vero?
Perché sarà un processo in cui si discetterà
del vaginone di Fulvia De Feo e dei soldi che prende a fine rapporti sessuali
occasionali, anche se sanciti in qualche Moschea di provincia.
A me sta bene.
So benissimo che starà bene anche a
lei, sennò non ne avrebbe scritto. Anche se mi sembra un po’ incoerente, ché
mi sentivo molto al sicuro quando lei dichiarava molto signorilmente che non mi avrebbe mai querelato
perché “Avrebbe la stessa efficacia,
e lo stesso significato, di una querela fatta al barbone alcolizzato che ti
insolentisce in metropolitana, una querela fatta a te”.
Va à savoir…
Sarà una bella occasione per vedere
tanti vecchi amici, tutti convocati a testimoniare, per conoscerne di nuovi che
mi sarebbe piaciuto conoscere, oltreché un’occasione per liberarmi una volta
per tutte delle mail grondanti patetismo e sesso da periferia, nonché liberare
il mio cellulare di tutti gli sms del povero Mullah de noantri, che non sapeva che lo si leggesse in
stereofonia, alla faccia della privacy di cui - oltre al resto - si riempie la bocca
il Puttanone.
Perché una volta consegnati al
magistrato, mi si libera una bella porzione del Communicator e una piccola
parte del computer.
Anzi, sapete che vi dico? Si approfitta dell'occasione per fare un Barcamp intitolato alla vagina del Puttanone, e che non se ne parli più. A meno che lei - come al solito - non voglia.
Naturalmente eviterò di presentare
un qualsiasi genere di memoria tendente all’archiviazione, e altrettanto
naturalmente chiederò di registrare ogni singola seduta del tribunale da broadcastare qui sul blog, perché il
divertimento va condiviso.
Con Max Ferrari, l’ex-direttore di
TelePadania, ho lasciato correre, solo perché da uno che ti chiama piangente
per raccontarti che non è razzista perché ha sposato una thailandese e ha una
bambina che proprio bianca non è, essù dai ritira la querela, io non ce l’ho
coi negri, anzi mi hanno licenziato e non so nemmeno cosa mangiare, e
via dicendo… beh - capperi - anche se l'aveva fatta grossa si lascia correre.
Col Puttanone, no.
Su, provate a immaginare lei che
dice:
“Ha
detto che scopo con chiunque!”
E “chiunque” che risponde “Beh, insomma
è vero...”.
Priceless.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Sab, 2008-12-20 18:24
E io aspetto solo che un giorno, spero vicino, la religione torni a scandire solo i momenti intimi nella vita delle persone che compongono il popolo, tutti i popoli.
E che la politica torni nelle case che sono state abbattute dalla televisione assurta a dio maggiore e dai bulldozer delle guerre "giuste".
Che la brezza delle scelte ragionate soffi tra le fronde degli ulivi che oggi vengono sradicati, e nei centri di "accoglienza" dove la gente muore dentro, umiliata e senza speranza.
Che nei mercati si sentano le risate dei bambini e non le invocazioni di pietà dei feriti dell'ennesimo attentato.
Che a Guantanamo risuonino solo le parole della poesia di José Martì e non le le urla degli straziati dagli interrogatori.
Che il mattino presto, nelle nostre città, la voce festante del muezzin rincorra il suono festoso delle campane delle chiese, mentre due ragazzini lontani si contendono scalciando un barattolo tra il Muro del Pianto e la Moschea di Al-Aqsa, sotto gli occhi dei genitori premurosi e tranquilli che li guardano chi dal Muro del Pianto chi dall'ingresso della Moschea.
Che due vecchine, una con l'Hijab e l'altra senza, arranchino a fatica sull'acciotolato di una stradina di Betlemme, o di Parigi, o di Ferrara, scansando i resti di un muro che non avrebbe mai dovuto essere costruito. Quel muro - a volte fisico a volte mentale - che sorge tra noi, tra noi tutti, avendo proprio noi tra i più solerti muratori.
Fate delle feste serene.
Io credo che penserò molto.
Tremate.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-12-15 03:24
Anche quest’anno sta finendo.
Mi piace il bilancio che ne sta venendo fuori.
Sto finendo di scrivere il mio
libro (che naturalmente non sono riuscita a consegnare in tempo per natale) e
ne ho cominciato addirittura un secondo, dove pubblicherò tutti i commenti in
giro per la rete (e anche quelli sul mio blog) ai miei pezzi più controversi.
Sono assolutamente deliziosi, decostruttivisti
come piacciono a me.
Ho una casina piccola piccola, a
pochi centimetri dal raccordo anulare, ma dentro c’è tutto: adsl, satellite,
microonde, fornello a carbone per profumarmi alla somala, un terrazzo
meraviglioso, il bbq, e amici a cui
chiedere di tenermi la manina alla bisogna.
Ho avuto un anno orribile, ma sta
andando meglio. Davvero meglio.
C’è aria di ribellione, c’è aria
di cambiamento. E questo mi riempie di speranza e di gioia.
Considero il mio anno on the road un’esperienza preziosa e meravigliosa.
Ho conosciuto persone incredibili, sia in senso buono sia in senso cattivo.
Sono stata parecchi mesi in
ospedale a farmi più forte e più bella (anche se era praticamente impossibile,
perché sono già bellissima).
Ho vissuto con
persone incredibilmente forti che hanno saputo sopportarmi (grazie ragazze) e da persone di una debolezza, soprattutto
mentale, da fare paura. Ho visto bambine abbandonate a loro stesse e anziani
negletti, neri orgogliosi nella loro massima povertà e bianchi stupidamente
orgogliosi della loro pigrizia.
Ho visto cose che voi umani…
Ho capito chi sono gli amici e chi i nemici, ho compreso che
non tutto quello che si ammanta di rosso è compagno, che il complottesimo è una setta di minorati
mentali strafatti e promiscui, soprattutto quando donne.
Ho rimesso in ordine le mie priorità e mi sento pronta a
ricominciare, ancora una volta e ancora sulla breccia.
Girellando qui e lì ho trovato alcuni gruppi favolosi su
Facebook, dai suggestivi titoli “Dacia Valent la merda sei tu”, "per chi vuole mandare a fanculo dacia valent per l'articolo che ha scritto!", "chi è dacia valent", "Se fosse possibile.. FARESTI ESPELLERE DACIA VALENT DALL'ITALIA!?" (dove ho scoperto che perfino un uno meglio specificato gruppo di "paninari" mi vorrebbero morta....).
Naturalmente non mancano i soliti due patetici, la filosofa del buduar (che può vantare un mento pelosissimo, che si spulcia ogni mattina mentre in mutande ascellari "diffonde il suo verbo" in internet) e il Sir Percy Blakeney, ormai svelato, ma all'epoca in una delle sue molteplici emanzioni, quelle che gli consentono di nascondere un'allarmante mancanza di personalità, che hanno messo su una robetta patetica a cui si sono iscritti solo loro e un paio di dementi finti.
Però mi fanno
una tenerezza: insomma, 2.235 persone che si aggregano in mio nome, molto meglio di Gesù, se me lo consentite…
Ho anche scoperto di avere un codazzo di fedeli ammiratori, che
dei loro blog hanno fatto una specie di reliquiario costantemente aggiornato su
di me, si tratta di Korvo Rosso e pensareinprofondo, featuring nei commenti la
solita sudicia strafattona, ladytux (ho visto la sua foto e giuro, a me pare Tattoo, il
nano di Fantasilandia), Samie (una scimmietta buffissima, esperta del lancio
della pietra e occultamento della mano) e una serie di anonimi commentatori, che suppongo siano sempre
loro.
Unitamente - naturalmente - alla loro nuova amichetta, che in periodo natalizio e post natalizio fa bene coltivare certe amicizie, la Maga Lisistrata, in arte Adriana Bolchini Gaigher, una vecchia befana con velleità di santona della politica internazionale che si manitiene organizzando corsi di sciamanesimo brianzolo e vendendo numeri del lotto che le vengono comunicati da ectoplasmi o roba del genere, e che di Islam si è occupata molto attivamente soprattutto tramite uno dei suoi collaboratori di redazione, tale Roberto Severini meglio conosciuto come Roberto Sandalo, condannato a 9 anni, 9 mesi e 20 giorni per gli attentati contro le Moschee e per i progettati attentati contro professori universitari, odiati da Cristiano Allam, ma la cui moglie rimane dirigente delle attività collaterali della mefitica, buffa (ed esoterica) vecchietta rotellomunita.
Una cosa tristissima, perché una volta ero convinta che
fossero persone decenti, o quantomeno normali (eccetto la Maga Adriana "Lisistrata" Bolchini, per carità, che spero le diano la social card, ché con 275 € di pensione mica si può vivere, neh?) e lo scoprire che avevo a che fare con dei patetici adolescenti
invecchiati male, chiaramente disfunzionali e mentalmente disordinati, è stato davvero un brutto colpo.
Ho il timore che lo facciano solo perché sono parte di una stravagante minisetta
di cretini seguaci del credo di San EMKG (Eckstein Michael Karol Giovan, aka
Spb) e di Santa Barbarella da Porconia (Barbara Albertoni aka cloroalclero). Questi qui, se non facciamo attenzione, ce li ritroviamo a Milano Marittima a fare un suicidio collettivo con un cocktail a base di Raid e Baygon.
Sono venuta anche a sapere di essere una pedofila, alcolizzata e corrotta che ha rubato miliardi ma barboneggia sotto i ponti vivendo di espedienti (immagino di farlo per depistare quelli della Direzione delle Entrate, mica sono scema io...). Non solo, ma sarei (sono?) anche un'infiltrata della polizia, dopo tutto quello che ho subito dalla madama e dalla magistratura. E tutto ciò perché ho fatto il poliziotto.
No, giusto per capire: se avessi fatto la sarta che cosa sarei stata? Un'infiltrata della Singer? Idioti.
Naturalmente la fonte (amplificata dal solito codazzo di troll umani) è sempre quella draghessa tossica e sudiciona che vive a Milano e insegna al Liceo Linguistico Manzoni, ma anche l'altra professoressa che vive a Genova, insegna al Liceo Montale scopandosi tutto lo scopabile universale, basta che se lo facciano venire decentemente duro e respirino, Fulvia De Feo, che - davvero - a seguire le evoluzioni della sua vulvazza (su cui ci tiene puntualmente informati dal suo pregevolissimo blog) viene la vaginite cronica anche agli uomini che leggono.
(Aperta parentesi: ma queste professoresse promiscue, drogatelle e un po' ninfomani, quando compiono i 46 anni, diventano tutte così? Qualcuno mi illumini... Chiusa parentesi)
Insomma, un anno piuttosto divertente ed appagante, perché il solo fatto che questi passino le loro giornate a scambiarsi mail e pacche sul groppone quando scrivono una delle loro puttanate sui propri blog o su quelli fake che hanno creato (vebbavvalent.blogspot.com e daciavalent.blogspot.com), vuol dire che mi pensano, costantemente.
E per loro deve essere la più terribile delle punizioni.
Ma che volete che vi dica, quando qualcuno è un monumento, è consapevole che uno dei rischi che corre è quello
che alcuni patetici e pidocchiosi "picioni" e "korvacci®" [il copy è dell'ottimo Spartacus Quirinus, redattore storico di Kilombo] le caghino addosso.
Noblesse oblige…
Dacia Valent
Inviato da dacia il Ven, 2008-11-28 11:59
Eluana Englaro deve essere seppellita. Non si tratta di darle una morte dignitosa e nemmeno di dare
corso ad una sentenza controversa della Cassazione.
Si tratta del fatto
che è già morta.
Ragazzi: si caga addosso, ha un catetere, è piena di piaghe
da decubito, viene nutrita con un sondino, non scopa da anni, non avrà mai
figli, e diciamocelo: a guardarla fra francamente schifo se la paragoniamo alla ragazza splendida e vitale che era.
Chissà se i “partigiani” del diritto alla vita ad ogni costo
resisterebbero fossanche una sola settimana in quelle condizioni.
Ma c’è un però.
Per quale motivo delegare questa non soppressione, voluta con così tanta amorevole e spietata
disperazione dal padre a medici e strutture sanitarie?
Perché mai dovrebbe morire in una struttura sanitaria?
Perché il padre non se la prende, la carica in macchina,
magari nel bagagliaio, e non se la porta a casa, appoggiandola al suo letto di
ragazzina, e non le tiene la mano, circondati dai poster dei cantanti o attori
che amava da ragazza e dei peluche di quando era bambina, fino a quando non
muore, circondata da ciò che conosce e amata da chi la ama e di chi lei amava?
Diciamoci anche questo:
Beppe Englaro non solo ha l’autorizzazione del tribunale, ma
è il tutore di questa donna rimasta cristallizzata a quando ha avuto
l’incidente che le è costato la non vita
che i gerarchi del cattolicesimo le vogliono far vivere in nome di un principio
bizzarro che sembra quasi negare l’esistenza di una vita oltre la vita;
potrebbe semplicemente firmare la cartella clinica e
riportarla a casa;
non servono medici per togliere il sondino. Si sfila
semplicemente tirandolo. Tanto lei non sente niente, da molto.
C’è qualcosa che mi disturba in questa vicenda, che mi vede
comunque schierata a favore del diritto ad una sepoltura dignitosa, ché non vivere da
zombie mi sembra un po’ antipatico.
Ed è il “coraggio alla delega”.
Se la portasse a casa, e finisse come ha cominciato. Con
coraggio e determinazione. Coraggio vero. E se proprio deve essere seppellita a quasi vent’anni
dalla sua morte, lo faccia con le sue mani.
Senza delegare.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mer, 2008-08-20 17:25
E finalmente mi ricovero. Il 1° settembre.
Trattasi di intervento complesso, gravato anche dalla bellezza di quasi 8 ore di anestesia, se tutto va bene. Ora, voi sapete quanto il termine “genio e sregolatezza” si attagli alla mia modesta ma formidabile persona, soprattutto per quanto riguarda la sregolatezza: fumo tanto, anzi, troppo, bevo spesso e vado pure a uomini di dubbia moralità (che sono gli unici che ci stanno, ormai…) Potrebbe capitare che a un certo punto il mio corpicino ceda e che io resti immobile, sospesa tra una vita e l’altra. Con tubi che mi entrano o che mi escono da ogni pertugio, e un po’ di macchine che fanno il lavoro sporco per me. Ecco, non voglio che succeda. E non voglio che i miei ragazzi si trovino a dover decidere non come farmi sopravvivere ma come farmi fuori. Quindi nomino un comitato di “pokosaggi” che vigili su questa che è la mia [forse] ultima volontà. Quella di non sopravvivere a me stessa. Se dovesse succedere, beh, consegno a Valerio Pieroni, Abdannur, MMax, Kelebek, il tutto coordinato da Enzo Ricchiuti, il potere di far spegnere qualsiasi macchina mi tenga in vita, fosse anche il cellulare. Perché voglio vivere bene e morire meglio. Se Dio vuole, e lo vorrà perché lo voglio io. Dacia Valent
Inviato da Leila Pettinari il Ven, 2008-08-15 22:39
Cara Khadija, dopo aver letto il tuo articolo in risposta alla recente querelle, a cui abbiamo preso parte anche io e l’amministratrice di questo blog, credo di dover intervenire. Devo ammettere però che mi risulta difficile, perché le nostre posizioni e, forse, le nostre situazioni personali, sensibilità religiosa e formazione, sono molto diverse. Non riesco a comprendere cosa intendi quando affermi “Guardate che pure io ho fatto di tutto per mettermi il cervello sott'aceto”, visto che non è questo che il nostro Profeta voleva da noi. O quando scrivi di attendere l’arrivo di qualche sapiente che ti dia una ricetta di vita dettagliata. Cara sorella, la vita è tua e devi imparare da sola a viverla. Il Corano ha conferito alle donne uno status, una personalità giuridica, ha riconosciuto loro una volontà individuale. Scusa, ma da da dove hai tratto le tue conclusioni? Una delle fonti dell’Islam e della giurisprudenza islamica, dopo il Corano, è l’intelletto. Perché ritieni di non doverlo usare? Anzi, mi chiedo quale sia il libretto delle istruzioni che ti aspetti di trovare, e chi mai te lo dovrebbe fornire. Ricorda che l’Islam non è una scusa, non è un’apologia e nemmeno un alibi per le nostre frustrazioni. È la via per raggiungere la felicità, l’armonia, per trovare la nostra dignità, il rispetto degli altri ma soprattutto il rispetto per noi stesse. Trovo che la c.d. “cultura occidentale” non sia rispettosa nei confronti delle donne. Ancora pregna di residui pagani, la nostra società si divide in dominanti e dominati, schiavi e padroni. E le donne, al pari di altre categorie, giocano il ruolo delle schiave. Il Corano ci indica la via verso l’emancipazione e verso la giustizia. Il resto dobbiamo costruirlo noi, per mezzo della consapevolezza acquisita, passo dopo passo, negoziando i nostri rapporti sociali e sentimentali, la nostra posizione, la nostra libertà intellettuale, sia con i fratelli e le sorelle sia con gli esterni. Sono stata fortunata, Dio mi ha voluto bene e ho potuto giungere all’Islam camminando in piedi, non trascinandomi in ginocchio, e mai per gratificare un uomo. Di solito pretendo che siano gli uomini a gratificare me. Credo che questo mi abbia permesso di vedere le cose con occhi diversi e forse è il caso che mi confronti con le sorelle come te, che hanno imparato un Corano sentimentale per dirla gentilmente, ma se volessi essere obiettiva direi masochista, filtrato da parti del corpo che poco hanno a che vedere con il cervello che Dio ci ha dato e il libero arbitrio di cui - secondo il Corano - disponiamo fin dalla creazione, per quanto difficile possa essere questo compito. Un primo consiglio: le zucchine non le dovresti pelare mai, mai e poi mai da sola: gli uomini devono aiutare le donne nelle faccende domestiche. So che lo faceva anche il Profeta. Pace Leila
Inviato da dacia il Ven, 2008-08-15 11:59
Cara Khadi, ho avuto bisogno di un po’ di tempo per metabolizzare quello che scrivi. Non so se l’hai notato: ultimamente evito di parlare di qualsiasi cosa che sia minimamente attinente all’Islam, se non strettamente legato all’attualità, per evitare rigurgiti al pesto. Così come mi pare che nel pezzo di Leila non si faccia cenno alle tue frequentazioni amichevoli, amorose o quant'altro. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole. Lo dici anche tu. Che vuoi, Khadi, ognuno di noi ha i suoi feticci, e io so di esserlo per alcune dementi e quindi mi tengo lontana dai loro circuiti, anche se i loro circuiti sono determinati da ciò che io sono [e cioè musulmana, nata da una musulmana, cresciuta come musulmana che ha scelto – grazie al fatto che Padre e Madre ci hanno lasciato libertà di scelta – l’Islam come via], da ciò che ho subito [violenze davvero indicibili - che mi hanno portato in ospedale per quasi due settimane a pisciare sangue, grazie all’IDF durante la carcerazione nei territori occupati - fino all'ospitalità nelle galere turche], la militanza per i diritti civili dei musulmani in Italia [salvataggio dei 28 pakistani accusati di terrorismo a Napoli e il ricorso vinto per l’Imam di Carmagnola (a cui ho organizzato e pagato financo il trasloco da Carmagnola al Senegal), due battaglie fatte in solitaria, con i fratelli, le sorelle e i compagni tutti defilati, pagate di tasca mia, as usual]. È vero che da vecchia e brava ragazza femminista sono convinta che il personale sia politico, ma solo quando a beneficare di questo sia un collettivo: politicizzare la cacca non la rende meno puzzolente. Se merda era, merda rimane. Dovremmo farcene una ragione. Ma così non è. Perché ci sono donne che il loro fallimento personale, magari non determinato da loro ma dall’uomo che hanno scelto, lo imputano a un’intera società. Lo fanno perché sono state ferite, perché si sentono inadeguate rispetto al futuro che avevano immaginato per loro stesse, oppure perché sono delle stronze opportuniste. Le ragioni possono essere molte, la reazione però è molto alla Sharm El Sheikh: l’animatore del villaggio turistico [l’uomo della mia vita?] me l’ha dato e poi mi ha fregato? E allora tutti gli egiziani, gli animatori da villaggio turistico esotico [i mariti musulmani?] sono degli energumeni che andrebbero impeciati e impiumati. Ma vedi, Khadi, non è così che funziona. Non si diventa musulmane per sposarsi, né si fanno matrimoni islamici per farsi una scopata o comprarsi la cucina all'Ikea. Nel primo caso c'è una mancanza di rispetto per se stesse, nel secondo per l'Islam ma soprattutto per le musulmane impegnate veramente. Ci si diventa, musulmane, perché quella è la via che vogliamo conoscere, la strada che vogliamo percorrere. Non abbiamo bisogno di visite guidate da ciceroni interessati o di esserci accompagnate al guinzaglio, che non siamo animaletti, mi pare. Chi la intraprende con un sacco di bagagli e chi leggera leggera. Chi mantenendo la capacità critica propria delle donne che hanno visto bruciare reggiseni e che magari nella loro vita vedranno anche bruciare hijab. Che poi bruciare i reggiseni - vedi la legge di gravità - è molto più grave del rogo del velo dal punto di vista della cultura occidentale, no? Poi possiamo fare tutti i discorsi che vuoi sulla pratica e sulla fede, sulla devozione e la noncuranza, ma non è questa la sede. Non ne ho la più pallida idea, io sono in fase wait and see. And read. Sono cresciuta musulmana, e anche cristiana. E ho avuto dei genitori che mi hanno dato la migliore educazione religiosa possibile, coadiuvati dalle scuole che ho frequentato e dalla mia capacità di scegliere – magari per i motivi sbagliati – di aderire ad un modus vivendi. Per me la religione non è un fatto di fede e la fede non è un fatto di religione. Sono perfettamente separate tra loro, come lo sono la forma e la sostanza, a volte. Credo di averlo spiegato a sufficienza. Sono troppo razionale e materialista perché possa esserlo. Per me la Shahada non è stata solo un modo per unire la mia vita a quella di centinaia di milioni di persone che subiscono una persecuzione culturale che non ha altri paragoni nella storia. Nemmeno gli ebrei hanno subito, dal punto di vista della costruzione del “mostro”, quello che stiamo subendo noi, se non altro per l'accresciuta capacità dei media di amplificare la caccia alle streghe. Per me la Shahada è stata soprattutto uno statement politico. Non è solo essere catalogata “come”, ma sentirmi un tutt’uno con i perseguitati, e farmi agire all’interno, subendo le stesse angherie, progettando le stesse ribellioni. Capendo come ci si arriva e facendone parte. Si fa presto a dichiarare: “siamo tutti Rom” oppure “siamo tutti immigrati”, salvo poi rientrare nelle nostre casine, mentre i Rom vengono ghettizzati e umiliati, e gli immigrati rinchiusi in centri di concentramento. La testimonianza per me è diretta, concreta: ti ci devi sporcare con la testimonianza. Dalla fedina penale, alla tranquillità nel tuo vicinato. Devi militare veramente per essere una vera militante. L’Islam, però, mi intriga e mi coinvolge. Ma non è ancora questa la differenza tra noi, Khadi, è molto più complessa, molto più sottile. Anche se potrebbe sembrare molto netta ed evidente. Perché io non prego 5 volte al giorno, a volte è tanto se lo faccio 5 volte a settimana. Non porto il velo, non mi piace usare termini arabi a sproposito, non do la mano alla gente perché in generale non mi piace toccare gli altri, non ho bisogno di depilarmi, dico e scrivo un mare di parolacce e tutto sommato un buon calice di Müller Thurgau la sera tardi, con il piccolo fresco che si fa strada tra le note degli Emerson, Lake & Palmer, non mi dispiace. Non sento la necessità di professare la fede di più e meglio di altri, perché in quella fede ci sono cresciuta, in parte, e perché non devo provare a nessuno di essere una brava musulmana, se non a me stessa. E a Dio. Con cui ho un rapporto di reciproco rispetto da fare invidia a due lady britanniche. Non ho nemmeno famiglie estere di riferimento, a cui sembrare una “brava moglie per vostro figlio e una brava madre per i vostri nipoti”. Perché se fossero questi i parametri di riferimento del mio essere musulmana, una volta venuto meno il legame [il rapporto con il mio ex marito?], rimarrebbe solo un cumulo di cenere amara, che avvelenerebbe l’aria che respiro e il cibo che mangio, rendendomi nemica di ciò che ho tentato malamente di essere. Ed è allora che vengono le recriminazioni: e “mi sono spesa così” e “ho fatto colà” e “ho rinunciato a questo” e “mi hanno portato via quest’altro”. Quando in realtà sono tutte scelte che abbiamo fatto noi. Ché mica abitiamo in un villaggio del Mali, lontane dai telefoni, dai computer e le adsl, dalle nostre famiglie, dagli assistenti sociali, dai tribunali e dalle stazioni dei carabinieri, no? Troppo comodo dire che siamo state irretite, e che qualcuno – che non siamo mai noi – deve pagare. E più sono a pagare, meglio è, vero, cara? Cara la mia Khadi, io ho denunciato 26 volte il mio ex marito [cristiano metodista] per violenza domestica. I carabinieri venivano a casa e mi dicevano “Ma signora, ci chiami quando le ha rotto qualcosa, che così non possiamo fare niente. Basterebbe un braccio...". Ho dovuto difendermi da sola, ho subito due giorni di carcere per questo e una volta chiarito, tutte le accuse sono state archiviate e io risarcita dai giornali e telegiornali che ci avevano sguazzato. Non ho mai chiamato in causa la religione cristiana in toto, né il Vangelo, né il catechismo o i testi apocrifi per dire che il cristianesimo produce degli stronzi. Gli stronzi sono stronzi a prescindere dalla loro religione. La differenza tra noi è nell'assunzione delle nostre responsabilità: io imparo dai miei errori, spesso li commetto nuovamente, perché sono umana e perseverare nell'errore quando è portatore di piccole gioie non è affatto male. Ma non incolpo qualcun altro di quello di cui sono imputabile io, le mie debolezze, i miei desideri e i miei show off. Il problema sta nelle donne che annullano loro stesse pensando di fare cosa giusta, mentre invece stanno semplicemente abdicando alla loro capacità di pensare e di fare. Salvo poi incolpare l’altro, chiedere risarcimenti in denaro o in solidarietà immeritata. Ciascuna di noi si costruisce la vita con le proprie azioni e con le proprie omissioni, è puerile oltreché grottesco cercare a ogni costo un capro espiatorio per il disastro che noi stesse abbiamo combinato, e imputarlo non solo ad un uomo ma addirittura ad un insieme di valori condivisi come lo è una religione e a una comunità che ha ben altre gatte da pelare. Non credo che ti si faccia un gran favore tenendoti la manina: sei una gran donna, intelligente, una professionista, una madre coi fiocchi. Ma quello che ti è successo è colpa tua. Prendine atto, tira un respiro, fai un piccolo sorriso e volta pagina. Un abbraccio, immenso come il deserto, Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-06-23 22:19
Sapete, non pensavo che sarei mai arrivata a questo punto. Ma di fronte al ricatto e all’estorsione, mi arrendo. Pare che la censura nazifascista funzioni di nuovo. Sanno dove e come colpire questi bastardi. Ho cancellato alcuni post da questo blog. Perché amo i miei figli, e perché ricordo gli occhi di Madre il giorno in cui suo figlio è stato ucciso. Quella è un’espressione che non voglio vedere sul mio volto.. Non voglio che quell’urlo sottile esca dalla mia gola. Non lo voglio, perché vorrebbe dire che ho perso la parte migliore di me, quella che ho portato dentro e che ho cullato, quella a cui ho baciato le ginocchia sbuccciate e a cui proibito di uscire la sera. Mi adeguo, a quest’estorsione, perché sono madre e sono parte di una famiglia che a questo paese ha già pagato un pesante tributo di sangue. E proprio perché sono madre, non ho mai scritto su questo blog o altrove il nome delle povere figlie di questa donna. Perché noi donne siamo madri di tutti i figli. Vi dicevo, ho deciso di cancellare alcuni post del mio blog, perché altrimenti una persona che citerò oggi per l’ultima volta - e questo post rimane - mi ha messo di fronte ad una scelta. Questa persona si chiama Barbara Albertoni, e ha vinto una guerra che io non ho mai voluto e che ho dovuto subire. Ha vinto contro una madre che non intende rischiare di perdere i suoi figli, come successe alla sua di Madre. Lo faccio perché Barbara Albertoni, che in rete si fa chiamare Cloroalclero, ha minacciato di rivelare dati sensibili sui miei figli - che conosce solo perché glieli ho forniti io, quando pensavo che fosse una persona normale, prima di entrare a casa sua e vedere come vive e cosa fanno lei e il suo ex-marito - dati come i loro nomi e cognomi, l'indirizzo di casa e quelli di lavoro, che potrebbero condurre i suoi camerati di Roma a loro, così come i suoi camerati di Udine, anni fa, arrivarono a mio fratello. A tutti quelli che la ritengono una compagna e un’antimperialista, a quelli che sfoggiano il suo link nei loro blog perché la credono una sostenitrice della Palestina piuttosto che un'odiatrice di ebrei, a quelli che la citano nei loro blog e siti, a quelli che la linkano e anche a quelli che commentano il suo blog, ecco, sappiate, vi prego, che ha vinto lei. Io cedo, compagni di cloroalclero. E non poteva essere altrimenti. Lo faccio perché su uno dei tanti blog creati da Barbara Albertoni, questa donna sui miei figli scrive quanto segue - badate bene, non lo scrive su di me, come sarebbe normale considerato che non ho mai fatto i nomi e i diversi cognomi delle sue figlie - ma contro i miei figli, i miei ragazzi. Di lei ho solo detto ciò che ho visto e letto, e cioé che il suo ex -marito le porta la droga a casa, che lei intrattiene orge con la sua bambina a una porta di distanza, e che è ignorante quanto una capra. Eccola, nitida come non lo è mai stata, sul sito che ha creato sui miei figli, da dove lancia un ultimatum inacettabile, che però io accetto e a cui mi piego come è giusto che sia: (continua)
Inviato da dacia il Mer, 2008-06-18 09:14
Ci sono molte cose che non capisco della vita sessuale delle colleghe di figa italiane, bianche, coltivate come degli OGM in una discutibile brodaglia di coltura/cultura/incultura cristiano-occidentale: dallo scambio delle coppie a uomini e anche donne che amano vedere i loro amati scopare con altri corpi che non siano il loro, fino alla promiscuità sessuale tout court. Credo che le relazioni sessuali occasionali siano terribili per l'autostima di chi le pratica e di chi le subisce.
Il fatto di non conoscere veramente la persona, dal mio punto di vista, ti decostruisce come essere umano e come donna, rende traumatico e frenetico il vivere con te stessa, perché l’unica maniera che hai per riconoscerti passa attraverso l’approvazione della tua patonza da parte di un soggetto altro, che nulla a che vedere con te se non per l’uso che di te ha fatto e che tu gli hai concesso di fare. Ho sempre avuto un sacro rispetto per il mio corpo. Sempre. Entrarci non è facile. Perché ho di me una valutazione che non dipende dal giudizio di un frequentatore occasionale delle mie mucose interne, ma solo ed esclusivamente da me. Riservare la propria bellezza e intelligenza, che non nasce né si esaurisce tra le cosce, all’uomo che senti giusto, quello che senti tuo per mille piccole cose, che vanno dall'espressione che ha sul viso quando non lo vedi, alle virgole messe al punto giusto in una mail, dalla risata calda che ti invade la testa alle mani fredde che ti abbrancano le tette, beh, è diverso. Perché solo in questo caso senti di conoscere davvero il territorio, senti di poter appoggiare la testa sulla prateria del suo petto, di poter scalare con la lingua la cima del suo cazzo e di aprire piccoli scrigni segreti per farlo abbeverare. E - soprattutto - sai che non ti perdi, che non perdi te stessa, nel tragitto che compi barcollante tra il wine bar e la tua camera da letto. Per questo, da donna (e non solo da donna musulmana, anzi) preferisco che la mia bellezza, se mai io fossi bella e non è detto che lo sia, esista per quello che ho scelto e a cui mi sono arresa. Non per altri. Forse anche per questo potrei indossare il velo, se lo usassi. Non perché il mio uomo lo voglia. Ma perché lo voglio io. Premetto che sono una musulmana atipica. Non seguo moltissimo i precetti dell'Islam. Non prego 5 volte al giorno, non uso l’hijab, non alahamdullilaieggio a ogni piè sospinto e non mi faccio crescere la barba. Ma una cosa mi è dentro abbastanza. Il vestirmi cum grano salis. Non è un vizio, ma un vezzo. Provate a vederla come la vediamo noi, femministe musulmane: per quale motivo dovremmo girare strafighe [tacchi vertiginosi, gonne cortissime, trucco e parrucco freschi di lacche e brillantanti], esibendoci per gli estranei che troviamo per strada, negli uffici, in posta, sui ponteggi, al supermercato o dovunque andiamo, così ben addobbate? Salvo poi tornare a casa e mortificare noi e il nostro maschio, infilandoci dentro un tutone di flanella, con i bigodini, la maschera facciale all’avocado e le pantofole a muso di cane? Non ha senso. Davvero, nessun senso. Credo che "il" Zonker lo avesse capito, quell'occhieggiare sbarazzino di ciocche bionde, quelle risate come trilli, da sotto il burqa. C'era figa a Baghdad. Ma non per tutti. Solo per quello giusto. Noi donne musulmane, ma direi le donnedonne in generale, preferiamo essere sexy a casa, per il nostro uomo. Per lui ci profumiamo con oli essenziali e ci trucchiamo affannate sperando di finire prima che ritorni. Per lui ci vestiamo e solo per lui ci svestiamo. E non dobbiamo tenere la pancia in dentro e spegnere le luci, perché lui conosce le nostre smagliature e bacia il nostro ombelico sporgente e - più di ogni altra cosa - conosce noi come noi conosciamo lui. Scandagliare le città alla ricerca di qualcuno che ci tappi, per pochi patetici minuti, perché la stima di noi come donne - forse attraenti o ancora “funzionanti” anche se hors garantie - passa attraverso le piccole labbra, non vale una vita vissuta male, non vale la solitudine che costringe alla compulsività dell’impudico bla bla, al racconto tedioso di una vita porca e malinconica, passata ad allargare le gambe per chiunque dica di si al nostro petulante e mendicante proporci/imporci, e - lo sapete tutte e tutti - che se la si sbatte in faccia a chiunque qualche sì si rischia di ottenerlo. Tradire è brutto in generale, ma tradire se stesse, raccontandosi delle storie per raccontare delle storie ai guardoni ammessi nel nostro “giardino”, è degradante. L’essere puttana non è prendere soldi in cambio di sesso. Quelle sono lavoratrici e - a volte - commercianti di se stesse. No. L’essere puttana è svendere se stesse per puntellare l’indecorosa favoletta che ci si racconta di notte, quando il sonno si rifiuta di chiuderci misericordiosamente gli occhi: io sono una donna, io sono una donna libera. Ma cosa avrebbe a che vedere un simile disastro sociale e soprattutto culturale con una qualsiasi donna self-conscious? Da quando l’oste che ci mesce il vino, l’idraulico che sgorga ben altri tubi, lo studente brufoloso, o il succhiare piselli di fronte alle amiche di infanzia ha a che vedere con un eventuale status di donne “liberate” o donne “libere”? Credo nulla. Ma potrei sbagliarmi. E invece no. Molte hanno smesso di essere donne per limitarsi ad essere vagine. Spesso vagine viaggianti per farsi frustare da qualche palestrato master a Piacenza. Non si tratta di moralismo o bigottismo, figuriamoci, magari ho scopato con pochi ragazzoni, ma ho fatto cose che voi umani… Si tratta di rispetto di sé e di rispetto per le sorelle. Ma non a tutte è dato di capirlo. Forse provo invidia per chi mette a disposizione il suo corpo a chiunque, così, spensieratamente; forse pecco di troppa razionalità anche in cose che qualcuno definisce istintive come il sesso, ma per me libertà significa dire di si quando voglio io, perché voglio io e con chi voglio io. Non mi faccio guidare dalla disperazione di chi pensa che finirà la sua vita in solitudine e di chi ha bisogno di essere manoseada, smucinata, per sentirsi voluta. Non mi piace cacciare, né essere cacciata. Mi piace incontrare e scontrarmi. Amo incontrare qualcuno che sa che voglio incontrarlo, amo che la persona con cui mi scontrerò sappia perché mi vede e sappia cosa voglio e cosa ho da offrire, non mi interessa irretire o sedurre leccandomi le labbra insinuante, o esibendo kilometri di epidermide. Lo faccio essendo me stessa, paura e coraggio compresi. Noi, che scopiamo poco con gli sconosciuti e che facciamo trascorrere anni tra un uomo e l’altro, si stringe i denti e si va avanti, ché le cose da fare sono molte. E un dito ben usato vale mille uomini che ci usano. Voi altre, scansatevi. Dacia Valent
Inviato da dacia il Sab, 2008-06-07 05:55
E adesso parto per Roma… Scendo dalle montagne, zaino in spalla e vado nella grande città. Ci vado per partecipare al Gay Pride romano, per sostenere compagne e compagni che in questo momento lottano per tutti noi, contro il rifiuto delle differenze e per l’uguaglianza. E domenica c’è la manifestazione chiamata dalle comunità Rom e Sinti alla quale non voglio mancare, perché dire di NO è importante. Insomma, un w.e. di marcia e di lotta. Che fa bene alle cosce e al cuore. In questi giorni Madonna (grazie ancora, buddy) farà il trasferimento del Partigiano al suo server. E io approfitterò per fare un po’ di disintossicazione da web, che mi ci vuole. Quindi lascerò qui il Portégé, anche se non sono sicura di non controllare la mail e i commenti del blog dal Communicator. Ma ci proverò. Con tutte le mie forze. Lunedì giornata campale a Roma, per questioni burocratiche e martedì invece a Milano, per una conferenza e un interrogatorio. Per fortuna mi interroga un caro amico, quindi sono molto relaxed. Storie strane di bombole, che devo chiarire. E poi, torno ai miei monti. Per tutti quelli che hanno voglia di vedermi, alloggerò all’hotel Eden, in via Ludovisi, e la sera di domenica tendenzialmente sarei per organizzare una bicchierata di mezzanotte nel roof garden più fico di Roma. Offro io. Chiamatemi al mio numero “pubblico”, lo trovate qui. Vi lascio con una piccola riflessione su Kilombo, l'aggregatore a cui sono più affezionata. Da quando l’ebbbreo di cloroalclero fa il redattore di Kilombo: Gli ebrei non si possono iscrivere I gay non hanno diritto di cittadinanza Gli anziani vengono massacrati con l'aiuto di squadristi e facinorosi desiderosi di aumentare gli accessi. I musulmani non possono aggregare Le minoranze etniche e gli immigrati vengono definiti così da uno dei redattori di Kilombo. Curioso che l’aggregatore delle sinistre venga gestito da due nazifascisti. Ci si risente mercoledì. A meno che Leila o Fatma non decidano di riscrivere. Dacia Valent
|
|
Commenti recenti
11 ore 5 min fa
16 ore 39 min fa
1 giorno 13 ore fa
1 giorno 17 ore fa
1 giorno 17 ore fa
1 giorno 17 ore fa
2 giorni 11 ore fa
2 giorni 12 ore fa
2 giorni 13 ore fa
2 giorni 14 ore fa