IADL
Inviato da dacia il Mer, 2009-06-10 10:31
Sapete una cosa?
Oggi vi racconto uan “normale giornata” della IADL. Una di
quelle che presuppone l’intervento della portavoce, perché
complicata.
Una ragazza, 24 anni, di famiglia borghese e ricca, dirigente
del settore estetico dello Sheraton di Casablanca ha conosciuto qualche mese fa
una mozzarella rancida frosinate in quel di Malta, dove entrambe erano in
vacanza.
Lei dopo aver fatto “amicizia” con la stronza l’ha invitata a
casa sua.
La tipa ha approfittato dell’invito con il suo ragazzo, un
grasso 6oenne mezzo calvo, e ha approfittato di un’ospitalità a tutto campo
(nessuna spesa, in ogni senso) per quasi un mese.
Qualche tempo dopo le ha scritto per dirle che voleva non
solo ricambiare la sua ospitalità, ma darle l’opportunità di guadagnare di più
in Italia, con un contratto di lavoro.
La ragazza si è licenziata, ha preso il visto che le
consigliavano turistico) per venire qui, ne l paese di Bengodi.
Vista l’importanza della sua famiglia (legata anche alla
famiglia reale da una lontana parentela) il visto le è stato rilasciato per 90
giorni. Senza alcun gnere di problema.
Appena arrivata in Italia, è iniziato il suo
incubo.
Hanno preteso, e ottenuto, perché la gentilezza è dei nostri
paesi e non del vostro, che lavorasse gratuitamente sia in un negozio di
abbigliamento sia in una piadine ria.
18 ore al giorno. In cambio di vitto e
alloggio.
Veniva chiusa a chiave ogni sera nella sua
camera.
L’ospitalità da lei data (il giro del Marocco in macchina,
cene luculliane, massaggi, trattamenti di bellezza, vestiti, conoscenze,
paesaggi mozzafiato) è stata ricambiata con lo schiavismo più
bieco.
Una sera, un amico di questa coppia malefica ha invitato un
loro amico, avvocato, che le ha messo le mani addosso. Lei si è ribellata e ha
chiesto aiuto ai suoi “amici” che aspettavano nell’altra stanza.
Ed è stat aggredita dalla sua “amica” che le ha detto che
sarebbe stato il suo “integralismo islamico” a fare la sua rovina in Italia. Che
l’avvocato sarebbe stato molto utile e le avrebbe anche dato qualche
soldo.
Ecco.
Questa è la vita della IADL.
Giriamo di blitz in blitz, e dobbiamo occuparci di qualche
professoressa in fregola, che toglie a queste ragazze la possibilità di essere
rappresentate e difese e tutelate.
Vi terrò aggiornato, che adesso la polizia è andata a
liberarla dalla stanza in cui viveva rinchiusa quando non costretta a lavorare e
devo incontrarla insieme all’avvocato presso la Questura di
Frosinone.
Mobilitatevi, che salvare una vita vuol dire salvare il
mondo.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-11-18 15:59
Chiedo scusa, ma si tratta di fatto urgente. Vittorio
Arrigoni, il nostro compagno e collega www.guerrillaradio.iobloggo.com
è stato arrestato dalla marina israeliana. Per il momento sta bene, ma dobbiamo
mobilitarci tutti per riportarlo sano e salvo a casa.
Qui potete prelevare il banner per la sua liberazione
(liberamente adattato da una vignetta della grandissima Omayya) e questo è l’indirizzo
mail della segreteria dell’ambasciatore di Israele: amb-sec@roma.mfa.gov.il.
Questo coraggioso kilombista, uno di quelli che non si
limita solo a scrivere come me, adesso è in custodia della polizia più “democratica”
del Medioriente, quella che arresta bambini e stupra le donne.
Lui non era in Israele, da dove è stato espulso nel 2005,
dopo adeguate sessioni di tortura, naturalmente democratica, ci mancherebbe.
Si trovava su un peschereccio con altri attivisti ad aiutare i pescatori di Gaza
a portare da mangiare alle famiglie sotto assedio ed embargo, senza alcun geenre di aiuto dalla comunità internazionale, tutta compresa a commemorare stragi lontane fregandosene di quelle attuali.
Insieme a lui sono stati arrestati 14 pescatori palestinesi
che subiranno il carcere duro, la tortura, e i cui pescherecci sono stati distrutti (sia mai
che si mettano in mente di nutrire la gente che soffre la fame, no?) e altri
due attivisti, uno scozzese e uno americano.
Vi prego, scrivete tutti quanti, mobilitiamoci, per tutti
loro. Mandate mail all'Ambasciata e scrivete commenti sul suo blog. Vi prego. Uno di noi ha bisgno di noi.
Io resto in contatto con l'unità di crisi del MAE per saperne di più, sperando che non gli facciano del male anche questa volta. E molto dipende anche da noi.
Se avessi aggiuornamenti farò altri post (sperando che il rigorso Spartacus non li cassi).
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-11-18 09:08
Non ho mai capito per quale motivo siamo pessimisti.
Riusciamo a cogliere solo il lato negativo delle leggi che
questo parlamento notaio vidima all’iperattivo governo fascista che ci
ritroviamo.
Vi faccio un paio di esempi:
ve lo ricordate Maroni che si augurava la “creatività” dei
sindaci a cui aveva appena concesso “superpoteri”?
Ecco, i sindaci di sinistra, che sembrano educati da Pavlov,
mica si sono posti il problema di come affrontare creativamente e da sinistra
la questione.
Sulla droga avrebbero potuto migliorare l’illuminazione
nelle zone dove agiscono gli spacciatori, creare percorsi alternativi per i
ragazzi, coinvolgere le associazioni cittadine nella prevenzione, creare
sinergie tra studenti, genitori e istituzioni per offrire alternative al nulla
che la provincia offre ai giovani.
Sui barboni (che chiamarli clochard fa tanto fighetto, ma visto
che abbiamo il nostro termine, usiamolo) avrebbero potuto destinare qualcuna
delle decine di proprietà comunali per dare loro finalmente un tetto,
costituendoli in cooperativa di gestione.
Sui Rom avrebbero potuto individuare aree da concedere in comodato
a cooperative di costruzione, tanto questa cosa del nomadismo ormai regge solo
nella testa bacata di qualche fascista.
Sulle prostitute, avrebbero potuto dare loro la possibilità
di gestire il loro business in prima persona, gestendo il proprio corpo senza
un intermediario, favorendo la costituzione - anche qui - di cooperative di
servizi, che avrebbero pagato una tassa comunale atta a finanziare magari gli
asili nido o centri per anziani.
Ma no, era più facile accodarsi al peggior becerume di
destra, facendo a gara a chi la faceva peggiore. Suppongo per fare contento il “pubblico
sovrano” che a chiamarlo popolaccio gli si fa ormai un complimento a questa
mandria felice di andare al macello.
Oppure le classi separate per i bambini immigrati.
Ma dico, li avete mai sentiti parlare i bambini bresciani,
bergamaschi, napoletani, friulani o sardi? Perché riservarle solo ai piccoli
stranieri? E che è, sono per caso i figli dell’oca bianca? A tutti i bambini di
regioni fortemente “dialettizzate” dovrebbe essere riservato un posto in quelle
classi. Sosteniamo questo principio, che è quello giusto.
E via dicendo.
Perché parlo di questo?
Per dirvi che a me l’emendamento Bricolo (Lega Nord Padania
Libera e Bella ecc. ecc.) piace parecchio. Ecco cosa dice:
«Gli Enti locali,
previo parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,
sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di
segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello
Stato eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni
di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del
territorio»
Perché da la possibilità di organizzarci. In maniera seria.
Nelle ronde rosse.
Dove sta scritto che le ronde debbano essere composte solo
di scimmioni padani?
Tutte le associazioni democratiche presenti sul territorio
dovrebbero fin d’ora costituirsi formalmente (bastano i documenti di tre aderenti
[che delegano uno di loro, quindi non sarebbe nemmeno necessario esser presenti tutti alla costituzione], uno statuto completo di carta costitutiva e circa 200 euro e la si può costituire evitando le spese notarili,
direttamente alla Direzione delle Entrate della vosra città), nonché stilare un progetto e
proporsi come “cittadini volenterosi”. Essere pronti fin d'ora a presentare il progetto.
Parliamo con i compagni, spieghiamo loro il nostro progetto, coinvolgiamo tutti e facciamo che le ronde difendano gli indifesi, parlino per chi non può parlare, filmate la polizia quando vessa gli immigrati, i gay. Filmateli mentre distruggono le baracche dei poveracci, buttando via le loro poche cose che così tanto sono costate. Mettete su siti web dove pubblicare i vostri filmati e fotografie e fate comunicati stampa quando avete materiale da presentare e offritelo gratuitamente.
Chiediamo agli oratorii l’uso delle loro palestre per l’addestramento,
collaborate tra di voi: quelli che hanno esperienza paramedica spieghino la
loro materia, quelli che sanno come si gestiscono le situazioni di crisi di
tossicodipendenti istruiscano gli altri, quelli che gestiscono anziani
spieghino come fare ai nuovi colleghi e compagni di ronde, quelli che hanno
svolto volontariato in ambito della dissuasione alla prostituzione si diano da
fare per trasmettere la loro conoscenza.
Quelli che hanno esperienza militare addestrino tutti ad un
codice, che non è il fascista “Dio, Patria e Famiglia”.Quello lo lasciamo ai dementi che ci governano e ai loro leccapiedi.
Non quello. Questo invece: Tutto, ma tutto, il potere al popolo.
Addestriamoli al confronto corpo a corpo, alla disciplina,
insegnare loro come affrontare compatti le cariche delle forze della struttura
di potere, spiegare come difendersi dai gas lacrimogeni, come affrontare gruppi
organizzati dell’altra parte, come difendere gli indifesi.
Ma, soprattutto, quelli che possono facciano teoria, molta
teoria. Si ritorni al sano confronto ideologico. Si rileggano i testi
comunisti, e si impari la dialettica marxista di nuovo, il rigore della
ricerca, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.
Come non ringraziare la Lega che ci consente di
riorganizzarci militarmente, e sotto l’egida del loro bislacco “stato di
diritto”? Direi che siamo molto più fortunati dei compagni degli anni ’70.
Quello che faremo lo faremo con il timbro del comune.
Ecco perché non mi oppongo all’emendamento, anzi, lo
sostengo con tutta me stessa. E dovreste farlo anche voi.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Ven, 2008-10-17 03:38
Ogni tanto lo faccio, perché è bene ricordarsi dove si vive e chi sono le persone che ti respirano accanto. Solo ogni tanto.
Certo, una spera che a cascare nella tonnara siano solo sempliciotti ma ogni tanto ci si ritrova qualche squalo alla Paolo Granzotto o Roberto Fiore, e si rassegna al fatto che davvero questo paese dovrebbe essere destinato – per quanto riguarda la parte cosiddetta umana – a scomparire, se non altro per questioni di estetica. A scanso di equivoci, penso esattamente quello che ho scritto, ed esattamente nei termini in cui l’ho scritto. Fatevene una ragione, sono la parte migliore di questo paese, e solo per ragioni di colore. Non potete continuare a pretendere che dopo vent'anni noi si continui a porgere l'altra guancia (a proposito... non ne abbiamo più) solo per aspettare che voi vi svegliate. Prendetene atto: l'unica manifestazione anticamorra a Napoli l'abbiamo fatta noi. Di solito voi difendete gli arrestandi e gridate cose incomprensibili (ma che fanno tanto etnico) in televisione. Leggo tra i commenti che io sarei triste e depressa per quello che avete fatto alla mia famiglia: nemmeno un po'. Vivo benissimo sapendo che noi siamo i nuovi partigiani e chiunque ci discrimini, ci faccia sentire meno di quello che siamo sono i fascisti veri. Perché, se non ve ne foste resi conto, in Italia vige per legge l’apartheid. Dal voto negato a contribuenti di origine straniera alle scuole, dai permessi di soggiorno, alla differente legislazione in materia penale o amministrativa. Fino all’erogazione degli assegni di solidarietà (dalla pensione alle varie indennità). Dire che gli italiani sono razzisti è un complimento, perché per esserlo bisognerebbe avere un minimo di intelligenza e di capacità di teorizzarlo il razzismo. Qui siamo al “ma come sei razzista, brutta scimmia negra”. Cioè, una cosa certo esilarante ma tristissima. Ed è per questo che ritengo necessaria una manifestazione nazionale. Non chiedo a nessuno di convocarla insieme a me. Non mi interessa mettere in piedi un “cartello” di associazioni o personalità. Me la convoco da sola e da sola me la gestisco. Una manifestazione a cui voglio solo la partecipazione di queste coraggiose sagome da tastiera. Venitemele a dire in faccia queste cose, vi aspetto tutti, da Roberto Fiore agli svariati falchineri, dai giovani leghisti ad Azione Giovani, da Paolo Granzotto a qualsiasi altro razzista del cazzo sia intervenuto sul mio blog o sui giornali: vi faccio il culo a tutti. Uno ad uno o tutti insieme, famiglie comprese. Sabato 15 Novembre ore 16.00 - Piazza Ss. Apostoli – Roma Comizio di Dacia Valent Argomento: Fascisti carogne, tornate nelle fogne Tanto sono meglio io. Ma giusto perché sono la parte migliore di questo paese: italiana e nera. Fottetevi, e poi pagatevi, troie. Tanto 5 euro sono pù che suficienti sufficienti, il resto consideratelo mancia (chiedete a mammà)... Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-10-07 23:51
Stanno succedendo cose molto gravi in Italia, e so che tutti voi, italiani, siete molto preoccupati.
Questo non è mai stato un paese razzista: anche durante il ventennio fascista - quando una piccola minoranza impose le leggi razziali - la maggioranza degli italiani fece a gara di solidarietà per salvare gli ebrei dal destino che i tedeschi volevano per loro. Insomma, andavano ad acclamare il "Duce", iscrivevano i figli ai Balilla e ed esponevano cartelli contro ebrei e distribuivano volantini contro i soldati neri perché si trattava di un popolo "sottocopertura", ecchediamine. Certo erano tempi brutti e non ci si poteva esporre più di tanto, ma nella quiete delle proprie case, milioni di italiani complottarono per salvare l’anima di questo paese dal razzismo e dal fascismo. Il fascismo italiano nulla ebbe a che vedere con quello tedesco: fu un fascismo alla buona, di un paese che nella Germania aveva trovato l’unico alleato contro un mondo (la Società delle Nazioni) che le impediva di espandersi nei paesi del terzo mondo come ogni altra nazione europea. A differenza degli altri paesi colonizzatori, gli italiani si sono sempre sentiti a fianco dei popoli che incontravano: hanno costruito strade, ponti e porti e grande è la produzione musicale dell’epoca, pensate alla melodia accattivante di “Faccetta nera” e al suo testo che ammicca alla liberazione dalla povertà. Questo approccio libertario alle colonie era un rischio che non potevano permettersi di correre lorsignori, e quindi misero l’Italia in un angolo che ha favorito la minoranza estremista che l’ha - alla fine - portata in guerra. Ecco, io voglio parlare alla maggioranza degli italiani, che sono antirazzisti e coraggiosi, e chiedere loro di considerarci fratelli. Il nostro colore diverso, le nostre differenti religioni, non ci rendono nemici: noi vogliamo essere come voi. Anche se il nostro colore è nero il nostro sangue è rosso come il vostro e i nostri cuori bianchi. Ricordate come siete stati durante il ventennio, ricordatevi di un paese tutto partigiano costretto da una minoranza feroce ed armata ad appoggiare - ma solo per finta - il fascio, ed esporre cartelli contro gli ebrei o fare volantini contro i soldati alleati neri. Un popolo che ha perdonato molto e che si merita molte scuse per quello che sconsiderati ospiti di questo paese aperto e gentile urlano. Il razzismo in Italia non esiste, esistono solo i professionisti dell’antirazzismo, come avrebbe magistralmente detto Sciascia su un altro argomento scottante che ormai abbiamo risolto. Non si deve - e le persone decenti non lo farebbero mai - sputare nel piatto in cui si mangia. In quale altro paese le persone vengono accolte come in questo? In nessuno. La sinistra italiana è stata un faro per ogni sinistra d’Europa nell’assicurare diritti civili alle minoranze etniche, così come la destra lo è oggi nel mostrare una via umana della gestione del fenomeno immigrazione. Non capisco per quale motivo alcuni si ostinino nel presentare le forze dell’ordine come portatrici di violenza nei confronti delle persone di colore. Fatevelo dire da me - che in polizia ci ho lavorato - che essendo la polizia l’ultimo anello di una catena che necessariamente deve reprimere (pensate a quanti delinquenti di colore o di religioni differenti da quella di stato ci sono in Italia) - spesso si è costretti ad utilizzare le maniere dure. Ma lo si fa a malincuore. A nessuno piace picchiare la gente, o sparargli addosso, o torturarla. Meno che mai alla polizia italiana. O ai vigili urbani. Lo sapete quanti trafficanti di droga di colore entrano ogni giorno in Italia? Se si fa un controllo più approfondito, non si può gridare al razzismo: lo facciamo per la sicurezza di tutti, comprese le persone di colore. Non dobbiamo nemmeno dimenticare il diritto di ciascuno di difendere la propria casa e il proprio lavoro, e se a volte - come ad Erba o Milano - le cose sfuggono di mano riusciamo a capire la vostra disperazione di fronte ad un’invasione difficile da controllare sia nella quantità ma soprattutto nella qualità. Io vi scrivo oggi solo per ricordarvi che siete per noi i nostri fratelli maggiori per tutti ciò che è democrazia e sviluppo, e che se arriviamo in Italia è per imparare da voi, per assomigliarvi ogni giorno di più e per perdere le nostre cattive abitudini: dall’infibulazione alla preghiera ossessiva, dalla modestia delle donne al rifiuto degli alcolici e del maiale. Accettateci come i vostri fratelli più piccoli, o come i figli lontani che ritornano a casa dopo una lunga lontananza. Perché noi siamo qui per fare i lavori che voi rifiutate e per adeguarci a ciò che voi ritenete intollerabile, almeno fino a quando non ci direte che possiamo parlare. Anche noi. Dacia Valent
Inviato da dacia il Dom, 2008-09-28 12:12
Ugo Tassinari è l'autore di Fascisteria, senz'altro uno dei più qualificati osservatori dell'estrema destra italiana. Ugo Tassinari è anche un caro amico e un compagno. Caro Ugo, ci conosciamo da anni e ci siamo conosciuti proprio a Castelvolturno, con i “casalesi” d’allora che ci sparavano addosso perché avevamo avuto l’idea balzana di organizzare il primo sciopero di clandestini, svuotando i pick up e i camioncini dei caporali che nella “piazza degli schiavi” raccoglievano un’umanità disperata e disposta a tutto pur di lavorare. Lo ricordi? È stato stranissimo, per certi versi esaltante, per altri dilaniante. Il più commovente sciopero a cui io abbia contribuito. Li ricordo ancora i ragazzi che scendevano dai camion, con gli occhi stupiti, stringendo in mano il volantino che diceva solo – e in molte lingue – “Non abbiamo diritti? Ce li prendiamo!”. Oggi, a distanza di quasi 20 anni i caporali ci sono ancora, ancora sparano e uccidono. E nulla è cambiato, forse tutto è peggiorato: l’unico indicatore di “integrazione” è la nascita di una “camorra nera”. Dove abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo perso? Mi sento male. Baci, iaia Cara iaia, l’inviato del “Sole 24 ore” non ha avuto dubbi: si trattava di un regolamento di conti tra bande rivali di spacciatori. Perché, se no, rampanti comparielli si sarebbero dovuti prendere la briga di ammazzare sei negri sei? La razionalità capitalistica è rigorosa: il crimine è regolato da ferree leggi economiche. Non si ammazza per niente, anche un singolo negro. E invece no, c’è voluta la cocciutaggine della comunità colpita e l’evidenza delle storie di vita (uno spacciatore di eroina non rischia la vita da clandestino nei cantieri) per capire che si era compiuto un grande passo in avanti sul terreno della catastrofe dell’umano. Per noi, cresciuti alla scuola più radicale dell’operaismo italiano, che già negli anni 70 ci sforzavamo di distinguere nella catena di produzione del contrabbando di sigarette capitale e lavoro e nella forza lavoro tra operai generici (gli scaricatori) e specializzati (gli scafisti), è duro dover orientarsi in un orizzonte dove la ragione umana, anche la più cinica e spietata, sembra dissolversi. Ora ci vengono a dire che il ragazzo di Milano non è stato ammazzato per motivi razziali ma per un pacco di biscotti, per difendere la “maledetta proprietà” (e poi da parte di due con specifici precedenti per reati contro il patrimonio…): quand’anche fosse vero non sarebbe una grande consolazione. E se si guarda, al di là della violenza più feroce, alle croci dell’insorgenza xenofoba disseminate nel paese, dal Pigneto a Ponticelli a Pianura, ci si rende conto che, pur in assenza di un ruolo attivo delle frange più politicizzate della destra radicale, e fuori dalle aree di influenza leghista, la cultura dell’odio attecchisce anche in terreni dove prima la sinistra era maggioritaria. Viviamo veramente tempi di merda. Un abbraccio compagno e per il resto tieni duro, Ugo Tassinari
Inviato da dacia il Mar, 2008-09-16 22:56
È che i negri piacciono di più morti.
Non solo ai razzisti che li ammazzano, o ai razzisti che creano le condizioni sociali, economiche e culturali affinché i loro colleghi meno colti, più ruspanti, li accoltellino o li prendano a sprangate. Piacciono morti proprio a tutti. Certo, devono morire bene, in maniera da rispettare un minimo di gradevolezza nell’estetica del trapasso, e che diamine. I migliori sono quelli che cadono coreograficamente come insetti ballerini direttamente a casa loro: vengono bene sui poster di solidarietà che si staccano mesti dalle pareti degli uffici postali, con gli occhioni grandi grandi ricoperti di mosche, e che regalano a politici di ogni schieramento meravigliose frasi ad effetto, tipo “Dobbiamo aiutarli in casa loro”. Fossero tutti così… Invece ci sono i morti malfidenti, quelli stanchi di aspettare che vadano ad “aiutarli a casa loro” [ma senza scomodare gli “aiuti” sarebbe sufficiente che magari si evitasse di bombardarli, di destabilizzarli o di saccheggiare le loro risorse naturali] che si ostinano a fare diving in apnea estrema nel canale di Sicilia. Ci sono anche i morti timidi, quelli che schiattano nei cantieri o nelle fabbrichette del sciur padrun e possono essere smaltiti in un qualche fosso senza troppe cerimonie. Ma poi arrivano loro, che sono i peggiori, i più antipatici. Quelli che hanno il pessimo gusto di essere cittadini italiani, di essere lo specchio del nostro futuro, perché ormai siamo centinaia di migliaia (forse milioni), di essere ragazzi incensurati, di essere studenti modello. Sono quelli che vanno a farsi accoltellare nelle case abbandonate perché invitati dai compagni di scuola, o quelli che si prendono le sprangate in testa. Dimenticando che per essere rispettati devono morire di biancovestiti, con le braccia incrociate sul petto, magari senza inzaccherare con inopportuni schizzi di sangue e senza cacciare urla sconsiderate che non farebbero che confermare un animo sudicio e volgare, senza difendersi, altrimenti consentirebbero a maledetti dementi di insinuare che fossero dei "drogati" o dei "violenti", smettendo la loro qualità di agnelli sacrificali. Di agnelli di Dio. Abdoul W. Guiebre era nero ed era musulmano. E – purtroppo per i cultori del feticcio dell’italiano bianco – era cittadino italiano. Era un ragazzino di 19 anni, che il sabato sera usciva con gli amici, e magari alla fine scarpinava pigro sulla città deserta, cercando un posto dove fare colazione. Era il tipico figlio italiano della tipica famiglia italiana: padre operaio, madre casalinga e quattro tra fratelli e sorelle. Una commistione tra la tipica famiglia italiana degli anni 60/70 e quella attuale, preda della febbre dei media e intimidita dal potere espresso in maniera scorretta. Solo che invece di essere bianca, è tutta nera. Abdoul era uno di quei ragazzi che mai avrebbe voluto fare i lavori rifiutati dagli “italiani” [leggasi bianchi], uno di quelli che si iscrivono alle università, o che fanno provini nelle squadre di calcio e in televisione, o iniziano sorprendenti attività in proprio che coinvolgono il loro paese d’origine in un circolo virtuoso, questo si, di sviluppo autocentrato. La famiglia di Abdoul è travolta da un uragano che non capisce, perché troppo compresa in questo momento a vivere la sofferenza di aver perso un figlio, un nipote, un fratello, ma anche per la desolante mancanza di strumenti cognitivi a livello politico che caratterizza le “tipiche” famiglie italiane di oggi. Un fatto talmente chiaro nella dinamica e nell’intendimento degli assassini si sta trasformando in una condanna della vittima. Forse ha rubato i biscotti… Forse gli assassini erano troppo stressati dai furti, furtarelli e tentate rapine al loro chiosco… Forse di sono dovuti difendere dal bastone impugnato dai négher… Forse se non si fossero battuti per sopravvivere impugnando un bastone, se fossero morti graziosamente... Non importa che mentre lo massacravano a sprangate in testa gli gridassero sporco negro, non è sufficiente a rubricare quell'omicidio come omicidio razzista. Affinché sia possibile farlo, sappiatelo Neri d’Italia, che i vostri assassini devono essere vestiti con le tenute del KKK, devono cantare – mentre vi massacrano – “Faccetta Nera” ed aver tatuato sul dorso una gigantografia del volto di Hitler. Altrimenti sarà lo stato, quello che in teoria dovrebbe contestare ogni ipotesi di reato, ad escludere categoricamente la matrice razziale del delitto. In perfetto accordo con gli assassini. Ma voi l'avete mai sentito un razzista, catturato in quasi flagranza di reato, in carcere dichiarare di esserlo? Di aver ucciso in quella maniera, di aver inseguito, di aver dato la caccia a dei giovani come fossero animali, e di aver ucciso un giovane solo perché nero? Io non ancora. I razzisti, quando catturati, non lo sono mai. Diventano un fattore di imbarazzo sociale, le loro intenzioni vanno specificate fino allo spasimo e difese, perché una loro condanna sarebbe una condanna a tutta una società e a un establishment, che del razzismo hannp fatto nel primo caso il capro espiatorio e nel secondo una facile fucina di voti. Ma poi tutto si riduce all’assioma iniziale: i negri piacciono di più morti. Morti fisicamente, morti moralmente, morta la loro reputazione, le loro comunità, morti i loro sogni, morte le loro possibilità di carriera, morta la loro pace, la loro sicurezza. Quando invano abbiamo chiesto ai “compagni” al governo di fare qualcosa per i diritti civili, sentendoci rispondere con pattuglioni etnici e sgomberi, sapevamo che sarebbe finita cosi. Abdoul è solo il primo – di cui si sa - di questo secolo. Ce ne saranno altri. Molti. Perché negare il diritto ai ragazzini di iscriversi agli asili, prendere le loro impronte, smentire i tribunali che assolvono per dare corso a espulsioni punitive della libertà di culto ed espressione, minimizzare le aggressioni ai campi Rom e Sinti, le aggressioni alle minoranze di orientamento sessuale, costruire campi di concentramento cambiando loro nome per renderli meno odiosi e sconcertanti, è semplicemente seminare la pianta del razzismo. Scrivere quello che la nostra “libera stampa in libero stato” scrive equivale ad annaffiarla questa pianta. Io voglio tranquillità per i miei figli, per i figli di ogni madre nera e musulmana. E questa “sicurezza”, regalataci prima dal centrosinistra e oggi dal centrodestra, mi spaventa e mi paralizza. Ma solo per un secondo. Non moriremo in silenzio, non moriremo "bene": sporcheremo dappertutto e strepiteremo e ci difenderemo. E, alla fine, sarete voi - che vi riempite la bocca di sicurezza e solidarietà e rigore ed emergenza clandestini e torbidi ambienti omosessuali e pericoli Rom - a morire. E lo farete urlando nella fortezza di solitudine che vi siete costruita con un unico paio d'orecchie a sentirvi berciare. Le vostre. Come è giusto che sia. Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-09-01 06:33
Pochi sanno che l’Etiopia sedette al tavolo dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale grazie alla sua strenua resistenza al fascismo italiano. I morti del colonialismo italiano furono centinaia di migliaia, dall’Etiopia alla Libia, passando per la Somalia e l’Eritrea. Ma restiamo in Etiopia, dove gli italiani brava gente, quelli così preoccupati per la vita dei missionari cristiani in terre musulmane e dei copti in Egitto, si sono distinti nella più feroce mattanza di preti cristiani che la storia ricordi: Debràs Libanòs. Del pattuglione di bravi “eroi, santi, navigatori, ecc. ecc.” faceva parte anche tal Vincenzo Magliocco, un essere immondo come pochi ce ne sono, di quelli che probabilmente mentre sganciava bombe e iprite sui civili si toccava il pisello. Sanguinario, razzista e fascista, decorato dai fasci proprio per queste sue “qualità”. Una vergogna per qualsiasi paese democratico. Propongo, se proprio si vuole disonorare un vero eroe, un partigiano dell'antimafia come La Torre, si cambi il nome dell'aeroporto con uno che sia meno imbarazzante, tipo "Aeroporto Merda Umana". Certo che quando finalmente prenderò il potere, metterò su un minigulag dove rinchiudere tutti gli Alfano, dai ministri della giustizia ai sindaci di Comiso. E adesso leggetevi il compagno Rage, che copio e incollo. Dacia Valent Un Fascista Colonialista meglio di un Militante Antimafia? C’era una volta la base militare Vincenzo Magliocco a Comiso, venne convertita in aeroporto civile e nel 2007 intitolata a Pio La Torre, il parlamentare del PCI assassinato dalla Mafia. Il nuovo sindaco di centrodestra Alfano (vedi notizia del CorSera ) ha deciso di reintitolare l’aeroporto a Magliocco, per dare un’idea sulla differenza della levatura dei due personaggi, dirò rapidamente chi sono: Gen.Vincenzo Magliocco: generale dell’aeronautica morto durante la guerra di aggressione coloniale italiana in Etiopia medaglia d’Oro al VM con motivazione: “Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato tra i pionieri dell’Italia imperiale, chiedeva, con generosa insistenza, di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare, col simbolo del tricolore, il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde di ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l’impari combattimento per difendere fino all’estremo sacrificio la bandiera della Patria”, in parole povere un fascista imperialista che massacro civili e resistenti etiopi. On. Pio La Torre: Sin da giovane militò nelle lotte bracciantili, nel ‘69 si trasferi a Roma per dirigere le Comissioni agraria e meridionale del PCI, entrò in segreteria nazionale, nel 72 divenne deputato e propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall’associazione Libera, che raccolse un milione di firme al fine di presentare una proposta di legge, che si concretizzò poi nella legge 109/96).Nell’81 torna in Sicilia dove si trova in prima linea contro le basi militari e la speculazione edilizia, nell’82 viene assassinato dalla Mafia.
Inviato da dacia il Dom, 2008-08-31 08:10
 Nessuno me lo toglierà mai di mente: i molti delitti dei derelitti rispondono a precise condizioni sociali in cui il “delinquente” viene cresciuto o posto da quello che qualcuno chiama destino e altri vita di merda. Esiste per me un proletariato extralegale che va compreso e aiutato. Certo i proletari extralegali non dovrebbero andare in giro a violentare le donne, che diamine! Ora, premetto che io la mia tenda la pianto dove voglio e voglio essere sicura che nessun uomo - nessun uomo maschio, a prescindere dalla sua nazionalità, etnia, credo o tendenza politica - mi imponga l’umiliazione di privarmi della mia libertà di dire di si e di quella – soprattutto quella – di dire di no. Succede che due uomini sfruttati fino all’osso dal padrone e dallo stato, senza alcun diritto ad una vita sociale e meno che mai sessuale, violentano una donna (e magari anche il suo moroso) che va a campeggiare in aperta campagna. Ma fermiamoci un attimo a pensare, senza – naturalmente – giustificare. In questi giorni le cronache sono piene di violenza intracomunitaria: cinesi che si sprangano, somali e eritrei che se le danno di santa ragione, e potrei continuare ad libitum, fino ad arrivare ai pastori rumeni che massacrano una coppia, per farsi la ragazza. Ma davvero c’è chi crede che rinchiudere la gente in enormi centri di accoglienza, o tenerli rinchiusi senza alcun genere di processo nei CIE (i moderni CPT), o destinarli ad una vita rinchiusa in luoghi di lavoro fatiscenti, la trasformi in aristocratici che bevono il the o in peripatetici che discettano di Plotino e Platone? Davvero c’è chi crede che l’immigrato sia tipo real-worker-doll, che lo fai lavorare fino allo sfinimento, gli impedisci una carriera, una famiglia, il conforto di far parte di una comunità di credenti, gli rendi impossibile avere una vita sociale, lo ammassi come bestiame in recinti dove tutto è vietato e nulla è permesso, e che questo signore o signora diventerà un dandy o una dama dell’800? Ma certo che stupra, picchia, sfrutta. Perché viene stuprato, sfruttato e picchiato. Io ce lo vederei un bel reality show dove i nostri borghesi piccoli piccoli, gli astensionisti, quelli del “rigore e solidarietà”, vengono messi nelle stesse condizioni in cui si vive in uno dei “centri d’accoglienza” della Caritas o in uno dei CIE della Croce Rossa. Secondo voi, in quanto tempo questi imbecilli si ridurrebbero come i pastori violentatori di Roma? Bah… E che diamine, suppongo che lo sappiate anche voi che le vittime replicano quasi sempre lo schema di chi li vittimizza. E questa non è solo sociologia spicciola ma anche psicologia d'accatto. Che altre possibilità hanno lasciato a ‘sti poveri cristi? E poi, diciamocelo, in che altra maniera può crescere socialmente e civicamente questo “bambino” partoritoci dal mare o dal cassone di un camion, se non in questa maniera un po’ malata, che fa pensare molto all’induzione alla delinquenza al fine di creare allarme sociale e quindi consentire maggiore controllo sociale da parte dell’autorità? Mi fanno incazzare quelli che dicono: «Chi delinque no, ma quelli che vogliono lavorare…». Sono i peggiori, i più stronzi e bastardi. Nessuno vuole delinquere, nessuno nasce delinquente. Ma sul serio c’è chi pensa che un qualsiasi bambino africano, asiatico, sudamericano o dell’Est Europa a cui si chiede «Cosa vuoi fare da grande, puteo?» risponderà «Violare le leggi sull’immigrazione, rischiare la morte su un barcone, rubare, rapinare e violentare le dona bianga!»??? Ma siamo seri. E tutto questo perché il circo ha sempre funzionato in questo paese e con questa nazione. Metti qualche cristiano nell’arena e fallo mangiare dai leoni, oppure fai qualche rastrellamento nel ghetto ebraico. L’importante è distogliere l’attenzione dai problemi economici, sociali e culturali del paese. E a differenza dell’Impero Romano, il nostro impero possiede poderose armi di distrazione e distruzione di massa. Scusate, vado a guardarmi i teletubbies, l’ultimo baluardo anticapitalista che mi rimane. Lascio il paese in mano di loschi figuri che, in marsina e tuba, chiamano il popolaccio a guardare il circo dell'orrore che abbiamo permesso venisse messo in piedi, e i guitti che dicono di difenderci. Ma che col loro starnazzare ci offendono. Dacia Valent
Inviato da dacia il Gio, 2008-08-28 11:58
Perché questo è un paese che non ha memoria storica e nemmeno memoria a breve termine. Lui si chiama Abdul Zainal ed è un immigrato del Bangladesh. Parrebbe non essere nemmeno una brava persona: arrestato in diverse occasioni, sempre per reati connessi alla sua situazione di immigrato, nulla di che, dopo aver scontato 18 mesi di carcere è uscito grazie all’indulto. E da allora non ha più commesso reati, se non quello di esistere. A Termoli è stato linciato dalla polizia comunale, i cittadini indignati lo hanno difeso mentre i vigili tentavano di caricarlo nel portabagagli (pratica molto diffusa, ve lo assicuro), alcuni hanno fotografato con i cellulari quello che succedeva e il tutto, denunciato in primis da questo sito di informazione locale, è stato diffuso anche dai media nazionali. Questo è l’antefatto, la favola invece è questa. C’era una volta la sinistra. Era una cosa carina, in cui i giovani si riconoscevano, gli adulti militavano e gli anziani confidavano. Aveva tante doti la sinistra: rigore, intelligenza, capacità di analisi della realtà e di critica [e autocritica]. Aveva uomini come Gramsci e Nenni, come Berlinguer e Pajetta, come Amendola e Craxi. Ciascuno con i suoi difetti e tutti con molte virtù. Dalla coltivazione di quella piantagione che chiamiamo utopia, al lavoro duro in quell’officina che chiamiamo pensiero critico, fino alla collaborazione coordinata e continuativa in quella boutique che chiamiamo pensiero pragmatico. Tutti loro erano vassalli - ma vassalli molto liberi - del grande imperatore dell’Est, e spesso - grazie a loro – l’imperatore dell’Est corresse alcune brutture del suo impero. Certo, erano tempi in cui gli apprendisti di bottega studiavano e si applicavano, e se non erano all’altezza venivano allontanati dalla “Bottega Oscura” o da Via del Corso. E anche dalle più piccole succursali. Ma erano altri tempi. Poi successe una catastrofe di dimensioni immani: il castello del grande imperatore dell’Est cadde sotto il peso dei molti errori e orrori commessi e delle molte cose omesse, e nessuno seppe cosa fare se non scappare dalle rovine, o tentare di ricostruire il castello con le pietre sbriciolate, senza pensare che non si ricostruisce con materiale di risulta, ma con materiale nuovo. E poi la sinistra finì, e diventò questo. Termoli. Il sindaco di quella città, Vincenzo Greco, eletto con l’Unione, notaio, [una delle più ripugnanti corporazioni ancora esistenti in Italia, con quella dei farmacisti, va detto], non pago di aver minimizzato quanto era successo, definendolo una bufala e cianciando di non so quale “interpretazione distorta delle fotografie", ha convocato una conferenza stampa in cui ha letto un presunto comunicato di Abdul Zainal, naturalmente assente. In questo comunicato il sig. Zainal dice quanto segue: «Non sono stato né strattonato né malmenato dagli agenti di Polizia Municipale e gli stessi non mi hanno messo di forza nel portabagagli dell'auto di servizio, anzi sono stato accompagnato negli uffici seduto sul sedile posteriore». E poi gli hanno dato ciambelle e the caldo, i vigili hanno fatto a gara per farlo sentire uno della compagnia e una delle vigilesse gli ha fatto un lavoretto. A maglia. Il sig. Zainal non era presente alla conferenza stampa, il sindaco Greco eletto dai compagni ha letto un estratto del verbale di interrogatorio fatto dai suoi integerrimi e antirazzisti (bah..) impiegati, durante una notte convulsa, costellata certamente di botte e minacce. E ha negato che quello che è successo sia successo. Peccato che il négher, poi, intervistato al TGR della Rai abbia fatto dichiarazioni totalmente opposte: «Non so né leggere né scrivere. Ho messo la firma su un foglio ma non sapevo cosa c'era scritto.» Ecco, c’era una volta una sinistra che avrebbe protestato, che si sarebbe dimessa da quella giunta, che avrebbe detto di no al linciaggio e alla mistificazione. Ora non ce più. Non perché nessuno la voti, ma proprio perché essendole scomparso il cuore, votarla sarebbe necrofilia. Dacia Valent
|
|
Commenti recenti
10 ore 23 min fa
15 ore 57 min fa
1 giorno 12 ore fa
1 giorno 16 ore fa
1 giorno 16 ore fa
1 giorno 16 ore fa
2 giorni 10 ore fa
2 giorni 12 ore fa
2 giorni 12 ore fa
2 giorni 14 ore fa